domenica 16 ottobre 2011

Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio Libro IV° (4/20)

Libro IV°

Rivolta e disfatta
Libro IV:1 - I, I. - Gli Ebrei trovarono che la vita nel deserto era ingrata e dura, tanto più che li aveva portati ad assalire i Cananei, nonostante il divieto di Dio. Essi, infatti, si rifiutarono di rimanere inattivi obbedendo alle parole di Mosè, e pensavano invece di potere sconfiggere i loro nemici da soli, senza il suo aiuto; anzi si lamentavano di lui e sospettavano che, deliberatamente, li mantenesse senza risorse affinché avessero sempre bisogno del suo aiuto.
Libro IV:2 Mossero, dunque, guerra ai Cananei, asserendo che non era per merito di Mosè il fatto che Dio li aiutava, ma era a motivo della cura che Egli aveva per la loro stirpe per merito degli antenati che aveva preso sotto la Sua protezione; come era avvenuto che, grazie ad essi e al loro valore, nei tempi passati aveva dato loro la libertà: ora si sarebbero impegnati ed Egli si sarebbe posto ai loro fianchi come alleato.
Libro IV:3 Si vantavano di essere abbastanza forti, da soli, per sconfiggere le genti, anche se Mosè desiderava alienare Dio da loro; ed era tutto a loro vantaggio l'essere padroni di se stessi, piuttosto che perdersi nella gioia di essere salvati dall'insolenza degli Egiziani e tollerare la tirannia di Mosè
Libro IV:4 vivendo conforme alla sua volontà, nell'illusione che Dio rivelasse soltanto a lui il nostro destino, per la benevolenza che ha verso di lui; quasi che noi non fossimo della stirpe di Abramo, e Dio avesse fatto di quest'uomo il solo responsabile di conoscere il futuro di tutti, manifestatogli da Lui.
Libro IV:5 Essi intendevano dimostrare una intelligenza acuta, ma non tenevano conto della loro insolenza e, fiduciosi in Dio, vollero occupare la terra loro promessa, non prestando attenzione a quell'uomo che con tale pretesto avrebbe voluto distoglierli, in nome di Dio.
Libro IV:6 E così la riflessione sulla penuria nella quale si trovavano in questo deserto, fece loro apparire più semplice marciare in guerra contro i Cananei acclamando Dio come loro generale, senza attendere l'assistenza del legislatore.
Libro IV:7 - 2. Concluso che questa era la migliore condotta da tenere affrontarono i nemici; e questi non si sbigottirono né per l'impeto della sortita né per la moltitudine, e risposero con valore. Caddero molti Ebrei e il resto dell'esercito, rotto il loro fronte, fuggì disordinatamente nell'accampamento, inseguito dal nemico.
Libro IV:8 Avviliti da questo inatteso rovescio, sperarono in una rivincita, riflettendo che il disastro era anche dovuto alla collera di Dio, perché si erano precipitato in battaglia senza il suo consenso.
Libro IV:9 - 3. Ma Mosè, vedendo i suoi scoraggiati dalla disfatta, e temendo che il nemico imbaldanzito per la vittoria e desideroso di gesta maggiori, marciasse contro di loro, decise di guidare il suo esercito più oltre nel deserto, lungi dai Cananei.
Libro IV:10 E la moltitudine si affidò di nuovo a lui; compresero che senza la sua guida non sarebbe venuta mai a capo di nulla; egli convocò l'esercito e si inoltrò nel deserto, pensando che quivi sarebbe stato tranquillo e non si sarebbe scontrato con i Cananei prima che se ne presentasse l'opportunità offerta da Dio.
Libro IV:11 - II, I. Tuttavia, proprio come accade ai grandi eserciti, che dopo una sconfitta diventano ingovernabili e insubordinati, così avvenne ai Giudei. Così avvenne a questi seicentomila uomini, a tanto ammontava il loro numero: come negli eventi prosperi è difficile sottomettersi ai superiori, così, e molto più nei rovesci, nella calamità e nella penuria in cui si vedevano ridotti, si inasprirono l'uno contro l'altro e contro il condottiero.
Libro IV:12 Scoppiò così tra loro una sommossa che non ha parallelo né tra i Greci né tra i barbari: sommossa che li condusse tutti nel pericolo di una distruzione, dalla quale, però, li salvò Mosè, che, pur essendo giunto sul punto di venire lapidato a morte dalle loro mani, non portava loro alcun rancore.
Libro IV:13 Dio stesso non permise che fossero colpiti da qualche disastro, e nonostante l'oltraggio fatto al legislatore e alle leggi che Egli stesso aveva dato per mezzo di Mosè, li scampò dalle gravi conseguenze che avrebbe portato quella sommossa, se Egli non ci avesse posto riparo. Di questa sommossa e delle misure prese da Mosè, scriverò qui appresso, dopo avere premesso l'occasione che ne diede inizio.
Lotta per il sommo sacerdozio. Sommossa di Kore
Libro IV:14 - 2. Kore era uno degli Ebrei più eminenti sia per i natali, sia per le ricchezze, abile parlatore, poteva trascinare le folle a suo piacere. Vedendo che Mosè era posto in una posizione altissima, fu preso da invidia; era della stessa tribù e suo parente, e si doleva al pensiero che quell'onore era più correttamente dovuto a lui più ricco di Mosè e non inferiore per i natali.
Libro IV:15 Così iniziò a sparlarne tra i Leviti, che erano della stessa tribù, e ancor più tra i parenti affermando che era insopportabile l'attivismo dimostrato da Mosè per accaparrarsi tutti gli onori, con la pretesa che derivassero da Dio; e che in spregio delle leggi da lui date avesse affidato il sacerdozio ad Aaronne suo fratello, non con l'assenso della moltitudine, ma a suo capriccio, e che distribuisse gli onori tiranneggiando a modo suo.
Libro IV:16 Questa forma clandestina di oltraggio era più grave di quella violenta di una volta, perché coloro ai quali egli detraeva il potere erano vittime involontarie, ma anche inconscie della congiura.
Libro IV:17 Colui che è consapevole di meritarsi una promozione cerca di ottenerla con la persuasione, senza ricorrere alla violenza; mentre coloro che
sono incapaci di ottenere onori con mezzi legittimi, e d'altra parte si astengono dalla violenza perché vogliono apparire onesti davanti alla folla, si servono di artifizi per ottenere il potere.
Libro IV:18 Alla moltitudine interessava punire costoro, quando ancora si credevano non scoperti, piuttosto che lasciare che accrescessero il loro potere e in seguito averli davanti come aperti nemici. Che ragione può mai addurre Mosè per l'avere conferito il sacerdozio ad Aaronne e ai suoi figli?
Libro IV:19 “Se Dio, infatti, decise di fare questo onore a qualcuno della tribù di Levi, io ne avevo diritto più di lui di riceverlo, essendo per natali pari a Mosè, superiore a lui in ricchezza ed età. Se, d'altra parte, si tratta della tribù più anziana, naturalmente spettava a Ruben; se, invece, si tratta di dignità, quell'onore spetta a Datham, Abiram e Pallu, che sono i più anziani tra i membri della tribù, e i più potenti per l'abbondanza di averi”.
Libro IV:20 - 3 Con queste parole, Kore intendeva apparire sollecito del bene comune; nella realtà voleva fare in modo che la moltitudine trasferisse l'onore a lui. Così con abile malizia egli si rivolse ai membri della propria tribù:
Libro IV:21 le sue parole si diffusero gradatamente tra la folla, gli uditori davano credito a queste calunnie contro Aaronne, e tutto l'esercito ne rimase persuaso. I confederati di Kore erano duecentocinquanta uomini di riguardo che avevano fretta di togliere il sacerdozio al fratello di Mosè, e di infamare pure lui.
Libro IV:22 Anche la moltitudine ne rimase ugualmente eccitata e prese la decisione di lapidare Mosè; e, bandita un'assemblea, con disordine, trambusto e tumulto, si portarono davanti alla tenda di Dio e gridavano: “Fuori il tiranno, e si tolga il popolo dalla schiavitù nella quale egli ha messo la moltitudine, abusando del nome di Dio e imponendole i suoi ordini dispotici.
Libro IV:23 Se fosse stato proprio Dio, a scegliersi il sacerdote avrebbe posto in quell'ufficio a più meritevole, non lo conferirebbe e non sopporterebbe che fosse affidato a una persona inferiore a molti di noi; e se Egli avesse deciso di conferirlo ad Aaronne, lo avrebbe presentato Lui stesso al popolo, piuttosto che lasciarlo fare a suo fratello”.
Rivolta di Kore, Datham, Abiram
Libro IV:24 - 4. Sebbene Mosè da molto avesse previsto le calunnie di Kore, e, pur vedendo la crescente esasperazione del popolo, non ne fu tuttavia spaventato. Confidando nelle assicurazioni rettamente avute in tutti gli affari, essendo ben sicuro che il fratello aveva avuto il sacerdozio per elezione diretta di Dio, non per suo favoritismo, si presentò davanti all'assemblea.
Libro IV:25 Alla moltitudine non indirizzò alcuna parola, ma si volse a Kore gridando con tutto il fiato che aveva, “A me, disse, o Kore, tu e ognuno di costoro”, accennava ai duecentocinquanta uomini, “sembrate degni di questo onore, sì, non voglio negare quest'onore a qualsiasi del popolo anche se non ha quanto voi derivate dalla ricchezza e da qualsiasi altra distinzione.
Libro IV:26 Ora io ho conferito il sacerdozio ad Aaronne non perché ha più ricchezze degli altri, tu, infatti, ne hai di gran lunga più di noi due; né per nobiltà dei natali, poiché in questo Dio ci ha fatti uguali dandoci un medesimo progenitore; né è per affetto fratello che io ho dato a mio fratello ciò che giustamente avrebbe potuto essere di un altro.
Libro IV:27 Anche se io non avessi tenuto conto di Dio e delle leggi conferendo questa dignità, certamente non l'avrei dato a un altro, ma l'avrei tenuta per me, visto che io sono un vicino parente di me stesso, più di mio fratello, e più affezionato a me che a lui! E in vero non sarebbe stato da persona astuta esporre me stesso ai pericoli di un atto iniquo regalando a un altro i benefici che ne derivano.
Libro IV:28 No. Per quanto mi riguarda io sono al di sopra delle frodi, e d'altra parte, Dio non avrebbe mai sopportato un simile oltraggio, né avrebbe lasciato voi nell'ignoranza di quello che c'è da fare per guadagnare a Suo favore; ma siccome è Lui che ha scelto colui che doveva essere al suo servizio come sacerdote, Egli ci ha liberato da ogni responsabilità in questa materia.
Libro IV:29 Tuttavia, lungi dall'avere accolto questo ufficio per un mio personale favoritismo, e non per un giudizio di Dio, (Aaronne) ora se ne sveste affinché si decida chi vuole: il legittimo possessore non fa appello alla sua precedente elezione, ma offre l'occasione di una competizione;
Libro IV:30 piuttosto che custodire un privilegio Egli preferisce vedere che tra noi non vi sono discussioni, nonostante che egli la possegga proprio per vostra decisione; in quanto ciò che ha dato Dio, noi, non erroneamente, abbiamo supposto che Egli abbia ricevuto anche il vostro benestare.
Libro IV:31 Sarebbe stata un'empietà il rifiuto di questo onore quando offerto da Lui, e d'altra parte la pretesa di conservarlo per sempre senza un'assicurata garanzia di Dio per noi, sarebbe stato irragionevole. Ora Egli stesso decida nuovamente chi è gradito a Lui per offrire sacrifici e presiedere i riti religiosi per voi.
Libro IV:32 Sarebbe mostruoso che Kore per troppa voglia di questo onore, privasse Dio della libertà di decidere a chi vuole accordarlo. Desistete, dunque, dalla turbolenza e sedizione che avete fatto per questo; domani, sul fare del giorno, tutti coloro che rivendicano il sacerdozio prendano da casa propria un incensiere, con fuoco e profumi, e vengano qua.
Libro IV:33 Anche tu, Kore, rimettiti al giudizio di Dio e aspetta su ciò la Sua sentenza, e non volere farti superiore a Dio, ma vieni disposto alla decisione su questo onore. Io penso che non sia grave ad alcuno che compaia in giudizio anche Aaronne, egli appartiene alla stessa famiglia e, al di là di ogni sospetto di colpa, è stato ammesso nel ministero sacerdotale.
Libro IV:34 Converrete qui, alla vista di tutto il popolo, e brucerete il vostro incenso: quello il cui sacrificio Dio mostrerà di gradire di più, sarà il vostro sacerdote, liberandomi con ciò dall'accusa di avere assegnato questo onore in favore di mio fratello”.
Libro IV:35 - III, I. Allorché Mosè disse queste cose, la folla cessò le turbolenze e i sospetti contro di lui; il popolo accettò le sue proposte giudicandole eccellenti. E così sciolse l'adunanza. Ma il giorno appresso si radunarono in assemblea per assistere al sacrificio e alla sentenza che si doveva dare ai pretendenti al sacerdozio.
Libro IV:36 L'assemblea fu piuttosto tumultuosa, perché la folla era in attesa dell'evento: alcuni avrebbero avuto piacere che Mosè fosse colto in fallo, altri (avrebbero voluto) un esito più saggio, cioè essere liberati da tumulti e turbolenze, nel timore che, qualora fosse ripresa la sommossa, si sfasciasse l'ordinata composizione della loro costituzione.
Libro IV:37 Intanto la massa, in genere, per il piacere innato di sparlare delle persone in autorità, e di fare proprio il parere di chicchessia, era in fermento. Mosè inviò i suoi attendenti ad Abiram e Datham ordinando che venissero ad attendere l'esito della cerimonia sacra, secondo quanto era stato convenuto.
Libro IV:38 Ma essi informarono i messi che non volevano ubbidire e che mai avrebbero sopportato che Mosè si ingrandisse maliziosamente a spese di tutto il popolo; udita la risposta, Mosè domandò ai suoi principali consiglieri di accompagnarlo alla fazione di Datham, non disdegnando di comparire personalmente.
Libro IV:39 Quelli di Datham, saputo che Mosè veniva da loro, accompagnato dai principali consiglieri della moltitudine, si posero davanti alle tende con le donne e i figli per vedere che cosa intendeva fare Mosè; avevano attorno a loro i servi per difenderli nell'eventualità che Mosè volesse compiere qualche atto violento.
Il castigo di Datham e compagni
Libro IV:40 - 2. Ma egli, avvicinandosi a loro, levò le mani al cielo e, alzando la voce, per essere udito da tutta la moltitudine, esclamò: “Padrone di quanto v'è in cielo, in terra e nel mare Tu mio teste inoppugnabile sai che ogni cosa da me fatta è conforme alla Tua volontà e tutto è stato operato per Tuo volere e Tu stesso ci hai dato il modo di farlo movendoti a compassione degli Ebrei in tutte le avversità, vieni e porgi l'orecchio alle mie parole.
Libro IV:41 Non v'è azione, né pensiero che a Te sia nascosto: di buon grado, dunque, mi paleserai la verità, e l'ingratitudine di costoro. Gli eventi anteriori alla mia nascita Tu li conosci da solo, non perché li hai sentiti ma perché li hai visti passare davanti a Te; ma quanto agli eventi posteriori, costoro, pur conoscendoli bene, avanzano ingiusti sospetti: sii Tu il mio testimone.
Libro IV:42 - Io, che col mio valore e la Tua volontà, mi ero assicurato una vita comoda, grazie a quanto mi ha lasciato mio suocero Raguele: abbandonai il godimento di questi beni, per dedicarmi alle miserie di costoro; anzitutto per la loro libertà e ora per la loro salvezza, e molteplici sono le fatiche che sostenni affrontando ogni pericolo con l'ardore del mio coraggio.
Libro IV:43 Ora, però, mi vedo sospettato di cattive intenzioni, da uomini che devono ai miei sudori la loro presente sopravvivenza, è vero che Tu sul Sinai mi hai mostrato quel fuoco, mi hai fatto udire la Tua voce e mi hai reso spettatore di quei prodigi che quel luogo mi fece vedere; Tu che mi hai ordinato di andare in Egitto a manifestare loro le Tue intenzioni;
Libro IV:44 Tu che hai infranto la prosperità degli Egiziani e hai concesso a noi di fuggire il giogo della loro servitù e davanti a me hai abbassato la sovranità del Faraone; tu che per noi, ignari delle strade, hai mutato l'abisso in terra asciutta e hai diviso il mare e l'hai rovesciato sugli Egiziani che ne perirono; Tu che agli sprovvisti di armi hai dato graziosamente armi per la loro sicurezza;
Libro IV:45 Tu che hai cambiato sorgenti inquinate in salubri e allorché noi eravamo allo stremo delle forze ci hai abbeverato con acqua tratta dalla roccia; Tu che quando mancavano i frutti della terra hai provvisto al nostro sostentamento dal mare; Tu che dal cielo hai mandato giù un cibo mai visto prima; Tu che hai posto nelle nostre menti una coordinazione di leggi e un ordine di governo,
Libro IV:46 Tu, padrone dell'universo, vieni a giudicare la mia causa e ad attestare, qual teste incorruttibile, ch'io non ho mai accettato doni da alcun Ebreo, ostacolando la giustizia, né in favore della ricchezza ho condannato la povertà, quando aveva ragione, né a scapito del bene pubblico ho mai permesso che entrassero nella mia mente pensieri alieni dalla mia condotta come quello di conferire il sacerdozio ad Aaronne per mio favoritismo e non per Tuo comando.
Libro IV:47 Anche adesso mostra ancora una volta che tutto è diretto dalla Tua provvidenza che nulla avviene fortuitamente, ma che è la Tua volontà che regola e guida ogni cosa al suo fine, che Ti prendi cura di quanti sono caritatevoli verso gli Ebrei vendicandoti di Abiram e di Datham che Ti accusano di insensibilità quasi che Ti fossi lasciato vincere dai miei inganni.
Libro IV:48 Manifesta il Tuo giudizio su di loro folli furiosi contro la Tua gloria, non rimovendoli dalla vita in modo ordinario, non appaia che lascino la vita secondo la legge comune dell'umanità, ma la terra che calpestano si apra sotto di loro e li divori con le loro famiglie e i loro beni.
Libro IV:49 Ciò sia per tutti un esempio della Tua potenza e un insegnamento della Tua moderazione, nel timore che simile destino avranno coloro che nutrono verso di Te tali empi sentimenti. E io sia trovato un buon ministro dei Tuoi ordini.
Libro IV:50 Se le accuse addotte contro di me sono vere, mantienili liberi da ogni sciagura e lo sterminio che ho imprecato su di loro, fallo cadere su di me. Una volta che hai fatto giustizia di colui che voleva opprimere ingiustamente il Tuo popolo, mantieni l'armonia e la pace, salva questa moltitudine che segue i Tuoi comandamenti, custodiscili illesi da ogni castigo dovuto ai peccatori. Tu sai
bene che non è giusto che per l'iniquità di costoro abbiano a scontarne il castigo gli Israeliti tutti insieme”.
Libro IV:51 - 3. Parlava così piangendo, quando improvvisamente si scosse la terra, tremò la sua superficie come un'onda spinta dalla violenza del vento, e tutto il popolo si spaventò; poi uno strepito, una spaccatura, un tuono improvviso attorno alle tende di quelli, e la terra cedette e inghiottì tutte le persone che erano con essi.
Libro IV:52 Sparito senza lasciare segno, quel tanto di terra che s'era aperta, nuovamente si ricongiunse, e si unì così bene che, anche osservandola attentamente, non appariva nulla di quanto era accaduto. Essi perirono così, divenuti esempio della grande potenza di Dio.
Libro IV:53 Qualcuno può commiserarli, non solo perché ogni catastrofe merita compassione, ma perché la loro parentela si rallegrò di tanto sventurato destino. Dimenticando, infatti la loro associazione, alla vista di quanto accaduto ratificarono la sentenza, ritennero che Datham e seguaci erano periti come miscredenti e si astennero anche dal lutto.
L'incensiere di Aaronne
Libro IV:54 - 4. In seguito Mosè convocò i pretendenti al sacerdozio affinché si procedesse alla prova per i sacerdoti: Dio avrebbe eletto quello il cui sacrificio sarebbe stato il più gradito. Si radunarono duecentocinquanta uomini tenuti in alta stima dal popolo sia per i meriti dei loro padri, sia per i loro propri meriti che sorpassavano anche quelli degli antenati. Avanzarono Aaronne e Kore: tutti si posero davanti alla tenda e bruciarono incenso negli incensieri che avevano portato.
Libro IV:55 E improvvisamente lampeggiò un fuoco senza uguali nella storia di quanti fatti da mano d'uomo; né, scaturito dalla terra come una corrente sotterranea di fuoco, scoppiò d'improvviso come un fuoco in una foresta portato dalla violenza del vento, ma fu una fiamma ardentissima quale solo un comando divino poteva far fiammeggiare.
Libro IV:56 Sotto questa fiamma caddero tutti quei duecentocinquanta e Kore, furono così consumati che disparve ogni traccia dei loro corpi. L'unico superstite fu Aaronne che non fu per nulla lambito dal fuoco: Dio, che l'aveva inviato, lo diresse su coloro che doveva bruciare.
Libro IV:57 Perciò, dopo l'annientamento di quegli uomini, Mosè, volendo che il loro castigo fosse ricordato e le future generazioni ne traessero insegnamento, diede ordine a Eleazaro, figlio di Aaronne, di deporre i loro incensieri presso l'altare di bronzo
Libro IV:58 a ricordo per i posteri di quanto era accaduto a coloro che avevano pensato di potere raggirare la potenza di Dio. E nessuno più credette che Aaronne dovesse il suo sommo sacerdozio al favore di Mosè, ma al giudizio di Dio, manifestato in modo così palese: ora il godimento di questa dignità con i suoi figli gli era assicurato.
Libro IV:59 - IV, i. Con tutto ciò la sommossa non finì, ma assunse una proporzione più vasta e peggiorò; trovò, in verità, occasione per seguitare di male in peggio, e il subbuglio pareva non dovesse cessare mai, ma diventasse cronico.
Libro IV:60 Gli uomini, infatti, seppure - in fine - convinti che nulla accade senza la provvidenza di Dio, si rifiutavano di credere che il Suo favore per Mosè non avesse nulla a che fare con ciò che era avvenuto; ora incolpavano lui della severità della collera di Dio, dovuta non tanto, si diceva, all'iniquità dei puniti quanto piuttosto alle macchinazioni di Mosè;
Libro IV:61 e dicevano che le vittime erano perite non per qualche crimine commesso ma esclusivamente per il loro impegno nell'onore di Dio; mentre lui aveva punito il popolo con la eliminazione di uomini degnissimi, i più nobili di tutti e senza dirne il motivo, senza possibilità di contestazione, e aveva conferito il sacerdozio a suo fratello.
Libro IV:62 Vista la miserabile fine di quei primi, non ci sarebbe stato più alcuno che vi aspirasse. Ciò nonostante, dai congiunti delle vittime si alzavano instanti preghiere al popolo affinché abbassasse l'alterigia di Mosè, il che avrebbe giovato anche alla loro sicurezza.
Il bastone di Aaronne fiorito
Libro IV:63 - 2. Ma Mosè, che da tempo aveva avuto sentore di torbidi, temendo che si macchinassero nuove sommosse, e ne derivasse qualche grave sinistro, convocò la moltitudine in assemblea; dove, senza rispondere alle lamentele udite,
per non portare la folla alla esasperazione, si rivolse soltanto ai capi tribù ordinando loro che gli recassero i nomi delle loro tribù scolpiti su bastoni;
Libro IV:64 il sacerdozio sarebbe stato di colui dal bastone del quale Dio avesse dato un segno. Approvato questo, tutti recarono il proprio, e anche Aaronne portò il suo bastone sul quale aveva inciso “Levita”. E Mosè li pose nella tenda di Dio. Il giorno appresso, egli trasse i bastoni che erano stati tutti contrassegnati dagli uomini che li avevano portati e dalla moltitudine.
Libro IV:65 Tutti apparvero essere rimasti nello stesso stato in cui erano quando Mosè li aveva ricevuti; ma da quello di Aaronne apparvero germogli e rami con frutta matura, erano mandorle, poiché tale era il legno del bastone.
Libro IV:66 Stupiti per questo spettacolo straordinario, dimentichi dell’odio che avevano verso Mosè e Aaronne, presero ad ammirare le disposizioni di Dio verso loro; e plaudendo i giudizi divini, lasciarono che Aaronne godesse in pace del sacerdozio con onore. Così, essendo stato eletto da Dio per tre volte, ora era stato posto stabilmente nel suo ufficio: e la sommossa degli Ebrei, che era serpeggiata così a lungo, ebbe fine.
Norme per Leviti, decima, sacerdoti, nazirei,
città levitiche
Libro IV:67 - 3. Siccome la tribù di Levi era stata esentata dalla guerra e dal servizio militare per dedicarsi al servizio di Dio, affinché per l'indigenza e il bisogno di procacciarsi il necessario alla vita non trascurasse il tempio, Mosè ordinò che quando, per volere di Dio, gli Ebrei avessero conquistato Canaan, assegnassero ai Leviti quarantotto città buone e gradevoli, e fuori dalle mura di queste città delimitassero per loro una porzione estesa per duemila cubiti dalle mura.
Libro IV:68 Ordinò inoltre che il popolo pagasse annualmente ai Leviti e ai sacerdoti la decima dei prodotti del suolo. Questo è quanto la tribù riceve dalla comunità. Ma credo sia pure necessario riferire quali contribuzioni sono fatte da tutti ai soli sacerdoti.
Libro IV:69 - 4. (Mosè) ingiunse che i Leviti concedessero ai sacerdoti tredici delle quarantotto città e che dalla decima che ogni anno ricevevano dal popolo deducessero una decima per loro.
Libro IV:70 Inoltre il popolo è obbligato a offrire a Dio i primi frutti di tutti i prodotti del suolo; inoltre il primogenito maschio dei quadrupedi che la legge addita idonei per i sacrifici ( i Leviti ) devono offrirli ai sacerdoti per il sacrificio da consumare con le loro famiglie nelle città sante.
Libro IV:71 Quanto ai quadrupedi dei quali - secondo i costumi degli antenati - è proibito mangiare, i proprietari devono pagare un siclo e mezzo ai sacerdoti e cinque sicli per il primogenito dell'uomo. A loro andavano pure le primizie della tosatura dei greggi; confettieri e fornai dovevano fornire loro alcune focacce.
Libro IV:72 Tutti coloro che consacrano se stessi in adempimento di un voto - si chiamano Nazirei, sono persone che si lasciano crescere i capelli e si astengono dal vino -, costoro quando dedicano i loro capelli e li offrono in sacrificio, cedono ciocche di capelli ai sacerdoti.
Libro IV:73 Ancora, coloro che si dedicano a Dio come “Corbàn”, in greco equivale a “dono”, quando vogliono liberarsi da questo obbligo, devono pagare ai sacerdoti una somma fissa: trenta sicli per una donna, cinquanta per un uomo; per coloro che non hanno la possibilità di pagare la somma stabilita, i sacerdoti sono liberi di decidere a loro piacimento.
Libro IV:74 Chiunque uccide animali nella propria casa per proprio uso, non per motivi religiosi, è obbligato a portare ai sacerdoti l'intestino, il petto e la gamba destra della vittima.
Libro IV:75 Così Mosè designò abbondanti provvigioni per i sacerdoti, oltre a quanto era dato loro dal popolo in occasione dei sacrifici espiatori, che abbiamo menzionato nel precedente libro. Di tutte queste contribuzioni dovute ai sacerdoti, egli ordinò che ne fossero partecipi i domestici, le figlie e le vedove, fatta eccezione dei sacrifici offerti per i peccati: tali sacrifici sono soltanto per i figli maschi dei sacerdoti, e si devono consumare nel tempio nel giorno medesimo.
Transito in Transgiordania
Libro IV:76 - 5. Dopo la sommossa, Mosè diede queste regolamentazioni, e poi si mosse con tutto il suo esercito e andarono alle frontiere dell'Idumea. Di qui spedì ambasciatori al re della Idumea; domandava loro un passaggio, prometteva ogni risarcimento contro qualsiasi danno, pregandolo di mettere un
mercato a disposizione del proprio esercito e dichiarandosi disposto a pagare anche l'acqua qualora essi volessero.
Libro IV:77 Ma al re non piacquero le proposte di Mosè: rifiutò il passaggio, e condusse le truppe contro Mosè, ostacolando anche con la forza, qualora avesse cercato di passare nel suo territorio. Mosè, dopo avere consultato Dio, non fu del parere di attaccare per primo, e indusse le sue forze a proseguire lungo un cammino nel deserto.
Morte di Mariamme e di Aaronne
Libro IV:78 - 6. Allora sopraggiunse la fine della vita di sua sorella Mariamme, che aveva compiuto il quarantesimo anno da quando aveva abbandonato l'Egitto, sul novilunio del mese Xanthicus. Le diedero una solenne sepoltura a spese del pubblico, in un monte che essi chiamano Sin; e dopo che il popolo la pianse per trenta giorni, Mosè lo purificò in questa maniera.
Libro IV:79 Non lontano dall'accampamento, in un luogo mondissimo, il sommo sacerdote condusse una vitella ancora ignara dell'aratro e delle fatiche, senza macchia e interamente rossa, qui la sacrificò e asperse col dito, per sette volte, alcune gocce del suo sangue in direzione della tenda di Dio.
Libro IV:80 Dopo abbruciò tutta la vitella, interamente, così com'era, comprese la pelle e le viscere, e gettò in mezzo alla fiamma legno di cedro, issopo e lana tinta di rosso; le sue ceneri furono raccolte da un uomo puro e riposte in un luogo purissimo.
Libro IV:81 Quelli poi che erano diventati impuri per contatto col cadavere, misero un po' di queste ceneri in acqua corrente, intinsero issopo in questa acqua e aspersero le persone nel terzo e nel settimo giorno, e poi furono puri. Mosè comandò che questa cerimonia si continuasse una volta entrati nei territori loro assegnati.
Libro IV:82 - 7. Dopo la purificazione eseguita in tal modo, in conseguenza del lutto per la sorella del loro capo, questi guidò le sue forze attraverso il deserto e giunsero a un luogo dell'Arabia che gli Arabi considerano loro metropoli, una volta detto Arke, oggi chiamato Petra.
Libro IV:83 Qui Aaronne salì su di un alto monte della catena di montagne che circonda il luogo: Mosè gli aveva rivelato che era in procinto di morire e, alla
vista di tutto l'esercito - poiché il suolo era in pendio - si svestì degli abiti di sommo sacerdote, li consegnò a Eleazaro, suo figlio, sul quale per diritto di età discendeva il sommo sacerdozio egli morì con gli occhi della moltitudine su di lui.
Libro IV:84 Terminò i suoi giorni nello stesso anno nel quale aveva perso la sorella. Visse in tutto centoventitre anni. Morì al sorgere della luna nuova del mese detto dagli Ateniesi Ecatombeon, dai Macedoni Lou, dagli Ebrei Abbà.
Nella regione di Moab
Libro IV:85 - V, I. - Per lui il popolo prese lutto per trenta giorni; terminato questo lutto, Mosè, levato l'accampamento, giunse alle sponde del fiume Arnon il quale sgorga dalle montagne dell'Arabia attraversa tutto il deserto e scorre fino al lago Asfaltite, formando il confine tra Moabiti e Amorrei: questa terra è fertile e capace di sostenere con le sue ricchezze una moltitudine di uomini.
Libro IV:86 Su questa regione regnava Sichon, e Mosè gli inviò un'ambasciata sollecitando il transito per il suo esercito con le garanzie a lui più gradite, come l'assenza di danni sia alla terra sia ai suoi abitanti sui quali Sichon governava e offrendo di acquistare provviste a vantaggio degli Amorrei, compresa l'acqua, nel caso che essi volessero venderla. Ma Sichon rifiutò: armò il proprio esercito ed era preparatissimo a vietare il passaggio dell'Arnon agli Ebrei.
Libro IV:87 - 2. Vista questa attitudine ostile degli Amorrei, decise di non tollerare l'affronto: siccome aveva deciso di liberare gli Ebrei dall'inattività e dall'indigenza, che avevano prodotto la precedente rivolta e il presente scontento, interrogò Dio se lo autorizzava a combattere.
Libro IV:88 Allorché Dio gli preannunziò anche la vittoria, si fece coraggio per la battaglia ed elevò l'entusiasmo dei suoi soldati spingendoli a gustare del piacere che avevano per il combattimento, ora che la Divinità lo permetteva. Essi, dunque, ottenuta la concessione che bramavano, si armarono di tutto punto e corsero subito all'azione.
Libro IV:89 Di fronte a questo assalto l'Amorrita non fu più uguale a se stesso: vide gli Ebrei con sgomento; il suo esercito che (altre) volte aveva dimostrato tanto coraggio, ora apparve spaventato. Così al primo scontro, senza attendere la resistenza degli Ebrei, si voltarono indietro, stimando che la fuga avrebbe offerto un'occasione più sicura di salvezza che la battaglia:
Libro IV:90 essi avevano fiducia nelle loro città ben fortificate, ma da esse non trassero vantaggio alcuno, allorché erano inseguiti fino dentro; poiché gli Ebrei, vedendoli cedere insistettero decisi su di essi gettando il disordine nelle loro file e riducendoli al panico.
Libro IV:91 Così, rotte le file, fuggirono verso le città, mentre gli altri non si stancavano di inseguirli; anzi pigliavano nuovo vigore a proseguire con perseveranza l'iniziato travaglio, dato che erano ottimi frombolieri, esperti nel maneggiare ogni genere di dardi, di armature leggere, lesti nell'inseguimento dei loro nemici, tanto che quelli che prima erano troppo lontani per (riuscirli) a catturare, ora li raggiungevano con le fionde e le frecce.
Libro IV:92 Così se ne fece un'orrenda carneficina, mentre i fuggitivi si curavano le ferite; ma fu più atroce il tormento della sete che quello di qualsiasi arma. Si era, infatti, in piena estate e, con la voglia ardente di bere andarono al fiume in gran numero, ove i fuggitivi si raggruppavano: e quivi passavano gli inseguitori e parte ne uccidevano con la lancia, e parte con le frecce.
Libro IV:93 Anche Sichon, il loro re, era tra gli uccisi. Gli Ebrei spogliarono i cadaveri e raccolsero il bottino, ottenendo anche un'abbondanza di prodotti della terra, che ne era ancora piena e, senza tema di venire molestate,
Libro IV:94 le truppe attraversarono il territorio in ogni direzione per l'approvvigionamento; furono prese anche le città perché non presentavano alcuna resistenza, ora che tutti i combattenti erano periti. La catastrofe subita dagli Amoriti che non avevano mostrato né astuzia nella preparazione, né valore negazione, fu così vasta che gli Ebrei si impossessarono dei beni della loro terra.
Libro IV:95 Questa è una regione situata fra tre fiumi che la rendono un po' simile a un'isola: il confine meridionale è formato dall'Arnon; il fianco settentrionale è circoscritto dal Jobak ", che getta le sue acque nel fiume Giordano e dà a questo corso d'acqua in parte il suo nome; l'area occidentale del distretto è formata dal Giordano.
La sconfitta di Og
Libro IV:96 - 3. Questo era lo stato delle cose, allorché Og, re della Galadene e della Gaulanitide venne all'attacco contro gli Israeliti a capo di un esercito dopo grandi giornate di viaggio per aiutare, così pensava, l'amico Sichon. Sebbene
trovasse che era già perito, decise, tuttavia, di dare battaglia agli Ebrei, confidando nel successo e disposto a dare una dimostrazione del loro valore.
Libro IV:97 Ma svanirono le sue speranze: egli incontrò la morte in battaglia, e tutto il suo esercito fu annientato. Mosè allora, oltrepassato il fiume Jobak, entrò nel regno di Og, ne assoggettò le città e uccise tutti gli abitanti: costoro sorpassavano, in ricchezza, tutti quanti abitavano quella regione, grazie all'eccellenza del suolo e all'abbondanza dei possedimenti.
Libro IV:98 Pochi reggevano il confronto con la statura e la bellezza di Og: era un uomo di così grande valore, e le sue imprese erano smisurate al pari della sua statura e della sua bellezza; della sua forza e statura constatarono l'evidenza coloro che trovarono il suo letto in Rabatha, città dei re dell'Ammonitide: questo era fatto di ferro, largo quattro cubiti e lungo un cubito più del doppio.
Libro IV:99 Con la caduta di questo gigante, le fortune degli Ebrei ebbero un poco di miglioramento, non solo per il presente, ma anche per il futuro e la sua morte fu una fonte di vantaggi; divennero, infatti, padroni di sessanta città magnificamente fortificate, aventi, ognuna, le sue dipendenze, tanto che tutti ebbero un abbondante bottino, sia collettivamente che individualmente.
Libro IV:100 - VI, I. - Mosè condusse le sue forze giù verso il Giordano e le accampò sulla grande pianura di fronte a Gerico: questa è assai felice, e produceva in abbondanza palme fruttifere e alberi di balsamo. Ormai gli Israeliti iniziavano ad avere una fiducia in se stessi e sentivano intensamente l'ardore per la battaglia.
Libro IV:101 E Mosè passò alcuni giorni a offrire sacrifici di ringraziamento a Dio e a fare festa con il popolo; staccò poi una parte dei suoi uomini per mandarli ad esplorare la terra dei Madianiti e prendere d'assalto le loro città. L'ostilità contro questo popolo era sorta in questo modo.
Balac re dei Moabiti, l'indovino Balaam. gli Ebrei
Libro IV:102 - 2. Balac, re dei Moabiti, ereditò dal padre un'antica amicizia e alleanza con i Madianiti; vedendo che gli Israeliti diventavano sempre più potenti, ebbe timore per i suoi interessi; egli ignorava che gli Ebrei non interferivano in altre regioni - Dio aveva loro vietato di fare così all'infuori della terra dei Cananei - ed egli, più precipitoso che saggio, deliberò di provare a conoscere che cosa poteva fare con le parole.
Libro IV:103 Combattere per un successo contro uomini freschi che si trovavano ancora spronati dai rovesci inflitti, non era proprio la sua intenzione; il suo intento era piuttosto quello di impedire il loro ingrandimento; e così decise di inviare a loro riguardo un'ambasciata ai Madianiti.
Libro IV:104 Siccome al di là dell'Eufrate viveva un certo Balaam, il più valente indovino di allora, e in buone relazioni con loro, assieme agli ambasciatori per Balac, inviò pure persone ragguardevolissime per convincere l'indovino a venire a pronunciare maledizioni per lo sterminio degli Israeliti.
Libro IV:105 Quando giunsero da lui questi inviati egli li accolse con cordiale ospitalità; e dopo avere offerto loro la cena, indagò da Dio quale fosse il Suo pensiero a proposito dell'invito dei Madianiti; ma incontrò opposizione da parte Sua e ritornò dagli inviati: mostrò loro che dal canto suo era disposto e sollecito ad andare incontro alla loro richiesta, ma spiegò che Dio si contrapponeva al suo proposito, proprio Dio che l'aveva portato a così larga fama per amore della verità e per la predizione;
Libro IV:106 l'esercito, infatti, per il quale l'invitavano affinché andasse a maledire, godeva del favore di Dio. Per questo motivo li consigliò di ritornare dal loro popolo e di rinunciare all'inimicizia verso gli Israeliti. Detto questo si licenziò dagli ambasciatori.
Libro IV:107 - 3. Ma i Madianiti, pressati dalle insistenza di Balac, mandarono nuovamente da Balaam. Ed egli, volendo compiacerli, consultò nuovamente Dio, il quale, indignato per questo nuovo tentativo, gli ordina di contraddire i messi. Così, non ritenendo che fosse per ingannarli che Dio gli aveva dato quest'ordine, se ne andò insieme ai messi.
Libro IV:108 Ma lungo il cammino, in un passaggio molto stretto e chiuso da mura rocciose da ambo le parti, un angelo di Dio gli andò incontro e l'asina cavalcata da Balaam, avvenutasi dello spirito divino che le veniva incontro, si girò da parte spingendo Balaam contro queste barriere, insensibile alle bastonate con le quali la colpiva l'indovino, dolorante per gli urti contro il muro.
Libro IV:109 Ma, allorché l'angelo fu più vicino, l'asina si rannicchiò e per volere di Dio, con linguaggio umano prese a rimproverare Balaam che, scordando i servizi prestati, dei quali non aveva da lagnarsi, ora la batteva non accorgendosi che, per ordine di Dio, veniva distolta dall'obbedire ai suoi ordini.
Libro IV:110 A lui, stordito, all'udire il linguaggio umano dell'asina, apparve chiaramente l'angelo e lo rimproverò delle bastonate perché la bestia non era colpevole: era Lui stesso a chiudere la strada per impedire quel viaggio contrario al volere di Dio.
Libro IV:111 Impaurito, Balaam stava per tornare indietro: ma Dio l'esortò a proseguire il cammino iniziato, ingiungendogli però di dire soltanto quello che Egli gli avrebbe suggerito.
Libro IV:112 - 4. Con questo ordine di Dio, egli giunse da Balac. Accolto festosamente dal re, domandò di essere condotto su di un monte, per prendere visione della disposizione dell'accampamento degli Ebrei. Lo stesso Balac con tutti gli onori di una scorta reale, l'accompagnò su di un monte che sovrastava le loro teste e distava sessanta stadi dall'accampamento.
Libro IV:113 Guardandoli, egli ordinò che si erigessero sette altari e si approntassero altrettanti tori e montoni. Eseguiti prontamente dal re i suoi desideri, egli bruciò interamente le vittime uccise;
Libro IV:114 e dopo avere osservato le indicazioni dell'indefettibile destino, disse: “Felici coloro ai quali Dio concede il possesso dei suoi infiniti beni e ha assegnato loro la Sua provvidenza come perpetua alleata e guida: non vi è stirpe umana che per la virtù e per la tensione verso gli ideali più nobili e puri, non li giudichi eccelsi e ai figli lasceranno un'eredità ancora migliore; poiché Dio ha rivolto lo sguardo solo a voi, tra tutti gli uomini, dandovi i mezzi affinché diventiate i più felici di tutti quanti sono sotto il sole.
Libro IV:115 Vostra, dunque, sarà la terra alla quale Egli vi ha mandato: voi l'occuperete, per sempre sarà soggetta ai vostri figli, e della loro fama sarà piena la terra e il mare. Vi spanderete per tutto il mondo, e darete abitanti a ogni terra, nati dalla vostra stirpe.
Libro IV:116 Meravigliatevi, dunque, esercito felice, che da una sola persona siate diventati un numero così grande. Ma il vostro numero, al presente piccolo, riempirà la terra dei Cananei; sappiate però che l'ecumene è predestinata per sempre a voi, come abitazione, e le vostre moltitudini abiteranno nelle isole e nel continente, persino più numerose delle stesse stelle del cielo. E anche quando sarete così moltiplicati, Dio non mancherà di provvedervi abbondanza di benedizioni in pace, coraggio e vittoria in guerra.
Libro IV:117 I figli dei vostri nemici saranno presi dalla passione della guerra contro di voi, baldanzosi prenderanno le armi contro di voi: non ritorneranno vittoriosi, tanto da rallegrare i figli e le mogli. Dalla provvidenza di Dio sarete provvisti di un coraggio così sovrabbondante: Egli può scemare ciò che è troppo, e ingrandire ciò che è manchevole”.
Libro IV:118 - 5. Così diceva, fuori di sé e dominato tutto dallo spirito di Dio. Balac, intanto, deluso, l'accusò di non stare alle condizioni per le quali era stato chiamato dalle regioni degli alleati con la promessa di larghi doni: era venuto per maledire i nemici e invece li copriva di lodi e li dichiarava uomini più benedetti; egli disse:
Libro IV:119 “Balac, hai tu riflettuto su tutto, e pensi che sia in nostro potere tacere o parlare su temi come questi, allorché siamo posseduti dallo spirito di Dio? Egli, anche senza che noi ce ne accorgiamo, esterna per mezzo nostro le parole che vuole.
Libro IV:120 Io ricordo bene per quale fine tu e i Madianiti mi avete chiamato e fatto venire con tante preghiere. Perciò mi sono messo in viaggio, e il mio più vivo desiderio non era di contravvenire al tuo volere.
Libro IV:121 Ma Dio è più potente della mia determinazione di compiacerti, e sono assolutamente impotenti coloro che pretendono di trarre dal proprio cuore la conoscenza degli eventi umani, rifiutandosi di dire quanto suggerisce la Divinità e di violare il Suo volere. Poiché non abbiamo più nulla in noi allorquando Lui ci previene ed entra in noi, non c'è più nulla di nostro.
Libro IV:122 Così io non intendo lodare questo esercito né magnificare le benedizioni che Dio ha preordinato a quella gente; a motivo del grande amore che ha verso di loro, è Lui che dà vita felice e fama perenne; è Lui che ha messo nel mio cuore l'esternazione di parole come queste.
Libro IV:123 Ma adesso siccome è mio vivo desiderio compiere cosa gradita a te e ai Madianiti le cui preghiere non intendo respingere, innalziamo ancora altri altari e offriamo sacrifici come quelli di prima per vedere se mai potrò persuadere Dio a concedermi di legare questi uomini con maledizioni”.
Libro IV:124 Balac acconsentì, e per due volte l'indovino offrì sacrifici, ma dalla Divinità non ottenne l'assenso per le imprecazioni contro gli Israeliti.
Libro IV:125 Invece, gettatosi bocconi a terra, predisse le calamità che sarebbero venute sui re e sulle città più famose - alcune delle quali allora non erano state ancora neppure abitate - e ciò che avvenne agli uomini del passato per terra e per mare, fino ai tempi dei miei ricordi. E siccome tutte queste profezie ebbero il compimento che egli predisse, uno può dedurre quanto ancora ha in serbo il futuro.
Le Madianiti e la reazione
Libro IV:126 - 6. Balac, sdegnato perché gli Israeliti non erano stati maledetti, cacciò Balaam negandogli qualsiasi onore. Ma lui, dopo essere partito e in procinto di attraversare l'Eufrate, mandò (quanto segue) per Balac e per i principi dei Madianiti dicendo:
Libro IV:127 “Balac e voi, uomini di Madian qui presenti, - giacché è pure giusto che io vi gratifichi anche a dispetto dei voleri di Dio - sappiate che la stirpe degli Ebrei non andrà mai in rovina totale né per guerre, né per pestilenze, né per carestie, né per scarsità dei frutti della terra, né alcuna causa imprevista ne causerà lo sterminio.
Libro IV:128 Perché Dio si prenderà cura di loro e li preserverà da ogni male e non permetterà che su di essi scenda una calamità tale da distruggerli tutti. Tuttavia la sfortuna li può colpire per un breve momento e per poco tempo: onde sembrerà che siano abbattuti, ma sarà soltanto una apparenza poiché ne usciranno ancora più fiorenti, a terrore di quanti inflissero loro sciagure.
Libro IV:129 Però, se voi bramate di riportare per breve tempo una qualche vittoria su di loro, l'otterrete comportandovi in questo modo. Tra le vostre figlie scegliete le più avvenenti e le più adatte ad affascinare e conquistare con la bellezza l'animo casto di quanti le contemplano, accrescetele di nuova grazia, e lasciate che si accostino all'accampamento degli Ebrei, incaricatele a mostrarsi accondiscendenti ai giovani quando sollecitano i loro favori.
Libro IV:130 Quando poi vedono che questi giovani sono vinti dalla passione, li lascino mentre essi le supplicano di restare; non acconsentano fino a quando non abbiano indotto i loro spasimanti a rinunciare alle leggi dei loro padri e al Dio al quale sono debitori, e venerare gli dèi dei Madianiti e dei Moabiti. Così Dio si sdegnerà contro di loro”. Impartite queste istruzioni, egli se ne andò via.
Libro IV:131 - 7. Secondo il suo consiglio, i Madianiti inviarono le loro figlie, e i giovani ebrei affascinati dalle loro grazie, cedettero a conversare con loro e le pregarono di non privarli del bene che avrebbero goduto nella loro amichevole conversazione e nella loro intimità. Esse di buon grado accolsero gli inviti e si unirono ad essi.
Libro IV:132 Dopo che li avevano incatenati con la passione verso se stesse, quando la passione era al culmine fecero finta di volersene andare; e i giovani si rattristarono per la partenza delle donne. Le pregarono insistentemente affinché non le lasciassero, ma rimanessero dov'erano per essere le loro spose e diventare padrone di quanto essi possedevano.
Libro IV:133 Confermarono le loro parole con giuramento, invocando Dio come arbitro delle loro promesse; con le lacrime e ogni altro mezzo cercavano di rendersi oggetto di compassione delle donne. E queste, non appena si resero conto di averli completamente soggiogati e di tenerli saldamente in mano, incominciarono a rivolgersi a loro così:
Libro IV:134 - 8. “O giovani valorosissimi, noi abbiamo le nostre case paterne, godiamo di beni in abbondanza, dell'affetto e dell'amore dei genitori e dei familiari. Non è il bisogno di tali cose che ci spinse a incontrarvi, né con l'intento di fare commercio della bellezza del nostro corpo che abbiamo accettato la vostra domanda; ma è perché vi abbiamo conosciuti come uomini buoni e giusti, e abbiamo pensato di onorare le vostre domande trattandovi con benevola ospitalità.
Libro IV:135 Ora, siccome affermate di nutrire un così tenero amore verso di noi e vi affligge la nostra prossima partenza, per quanto sta a noi, non respingiamo le vostre preghiere e godremo di passare la nostra vita con voi allorché ci darete il pegno del vostro amore al quale solo prestiamo fede: il matrimonio.
Libro IV:136 Temiamo, infatti che in seguito, stanchi di noi, ci teniate poi in nessun conto, temiamo che vi vergogniate e ci rimandiate ai (nostri) genitori disonorate”. E chiedevano di essere scusate se intendevano cautelarsi contro di ciò. I giovani promisero che avrebbero offerto qualsiasi pegno esse avessero scelto, e a nulla si sarebbero opposti, tanto erano dominati dalla passione.
Libro IV:137 “Siccome, esse dissero, accettate queste condizioni e avrete costumi e modi di vivere completamente diversi da tutti gli altri uomini, avrete cibi propri e bevande non comuni ad altri, se voi bramate vivere con noi è anche
necessario che veneriate i nostri dèi. Nessun'altra prova può esservi di quell'affetto che dichiarate di nutrire per noi e della sua durata per il futuro, all'infuori della venerazione degli stessi nostri dèi.
Libro IV:138 Né alcuno vi rimprovererà per la venerazione di divinità speciali nella regione dalla quale venite, soprattutto quando le nostre sono comuni a tutti, mentre le vostre non hanno altri devoti”. Perciò, aggiungevano, essi dovevano convenire con la fede di tutti oppure cercare un'altra ecumene nella quale vivere da soli conforme alle loro leggi particolari.
Libro IV:139 - 9. Trasportati dalla passione che avevano per esse, giudicarono eccellenti le loro parole, si abbandonarono ai loro consigli, e trasgredirono le leggi dei loro padri: accettarono la fede nella pluralità di dèi, e decisero di sacrificare a essi in conformità ai rituali stabiliti dal popolo della regione, e godere di cibi estranei. Affascinati dal piacere per quelle donne, non desistevano dal commettere qualsiasi cosa contraria a quanto stabilisce la loro legge.
Libro IV:140 Tanto che in tutto l'esercito la corruzione si diffuse nella gioventù, donde nacque una sommossa peggiore della prima, col pericolo di una completa rovina delle loro istituzioni. Poiché, una volta assaporati gli usi dei forestieri, la gioventù ne diventò insaziabilmente intossicata. Anche alcuni tra gli uomini di primo piano, distinti per la virtù dei loro antenati, soccombettero al contagio.
Libro IV:141 - 10. Tra gli altri, Zambria, capo della tribù di Simeone, che si era unito a Chosbia, la madianite, figlia di Sur, un principe locale; preferendo gli ordini di questa donna ai decreti di Mosè, si dedicò al culto a lei gradito.
Libro IV:142 Le cose erano a questo punto quando Mosè, temendo che andassero peggiorando, radunò il popolo in assemblea: senza menzionare alcuno per nome, non volendo ridurre alla disperazione qualcuno che nascosto dall'anonimato, poteva essere indotto alla penitenza,
Libro IV:143 disse che costoro agivano in una maniera indegna di loro stessi e dei loro padri preferendo il loro piacere a Dio e a una vita timorata di Dio, e che si persuadessero che a loro conveniva cambiare strada finché per loro andava bene, e che il coraggio non sta nella violazione delle leggi, ma nel resistere alle passioni.
Libro IV:144 Ed aggiungeva non essere ragionevole che coloro che avevano vissuto in sobrietà ora, nella prosperità, si abbandonassero a vaneggiamenti, e per la soverchia abbondanza gettassero quei beni che si erano procacciati nella
povertà. Così dicendo tentava di correggere la gioventù e condurla a pentirsi del male fatto.
Libro IV:145 - 11. Ma, dopo di lui, si levò Zambria e disse: “Tieni tu, o Mosè, le leggi che hai imposto con i castighi, alle quali hai dato autorevolezza soltanto per la semplicità di questi uomini; poiché, se non fossero uomini di quel carattere, prima d'ora tu spesso avresti imparato, con correzioni, che gli Ebrei non si prestano così facilmente a essere ingannati.
Libro IV:146 Quanto a me, tu non mi avrai così arrendevole ai tuoi ordini tirannici; con empi artifici, sotto il pretesto di “leggi” e di “Dio”, finora non hai fatto altro che asservirci e dominarci a tuo piacere, privandoci delle dolcezze della vita e della autodeterminazione propria di ogni uomo libero non soggetto a padrone.
Libro IV:147 Con questi metodi, diverrai, per gli Ebrei più oppressivo di quanto fossero gli Egiziani che in nome di queste leggi, pretendevano di punire le intenzioni di chiunque non era di loro gradimento. Ben più giustamente è a te che si devono i castighi, a te che ti sei prefisso di abolire cose che tutto il mondo, unanimemente, accoglie come eccellenti, e a dispetto del parere universale hai reso valevoli le tue stravaganze.
Libro IV:148 Io, per quanto mi riguarda, se sono persuaso che sia giusto quanto ho deciso, non ho alcuna difficoltà a confessarlo davanti a tutti. Come tu sai, ho sposato una donna straniera, tu udrai le mie azioni da me come da uomo libero, che non ha alcuna intenzione di tenerle nascoste;
Libro IV:149 offro sacrifici agli dèi ai quali ritengo si debba sacrificare, ritenendo io giusto, per quanto mi riguarda, giungere al vero da molte persone e non vivere sotto tirannia affidando le mie speranze e tutta la mia vita a una sola persona. E guai a quell'uomo che si dichiara padrone delle mie azioni più di quanto lo sia io stesso!”.
Libro IV:150 - 12. Dopo questo parlare di Zambria circa le iniquità commesse da lui e da alcuni altri, il popolo se ne stette tranquillo nel timore di quanto poteva accadere, e perché vedeva che il legislatore non intendeva spingere oltre la sua arroganza con una diretta contesa.
Libro IV:151 Temeva che quel linguaggio vergognoso potesse incontrare molti imitatore e fomentare disordine tra la folla; e così si sciolse l'adunanza. Questo
maligno assalto avrebbe potuto avere seguito, se Zambria non fosse giunto alla fine per i seguenti motivi.
Libro IV:152 Finees, uomo superiore, sotto ogni aspetto, al resto della gioventù ed esaltato al di sopra dei compagni, a motivo della condizione di suo padre, era infatti figlio del sommo sacerdote Eleazaro [e nipote del fratello di Mosè], profondamente colpito dall'agire di Zambria, prima che l'insolenza impunita aumentasse, decise di prendere la legge nelle proprie mani per prevenire che l'iniquità si diffondesse ancor più e si arrivasse al punto che gli autori sfuggissero al castigo.
Libro IV:153 Dotato di coraggio e di corporatura robusta, tanto che quando gli avveniva di impegnarsi in una impresa, fosse pure azzardata, non se ne distoglieva fino a quando ne fosse venuto a capo vittorioso, entrò nella tenda di Zambria, lo trafisse con la spada e uccise sia lui che Chosbia.
Libro IV:154 Tutti i giovani che aspiravano a compiere atti di eroismo e farsi onore si presentarono per imitare l'ardimento di Finees, e uccisero quanti trovarono colpevoli degli stessi crimini di Zambria. Così, con la loro prodezza fu uccisa gran parte dei trasgressori.
Libro IV:155 Tutto (il resto) fu distrutto da una pestilenza mandata da Dio su di loro. Così tutti i loro parenti, che invece di frenarli li avevano istigati a compiere quei crimini, furono da Dio considerati complici e morirono. Caddero, dunque, non meno di quattordicimila persone.
Libro IV:156 - 13. Questo fu il motivo che indusse Mosè a inviare l'esercito per distruggere i Madianiti. Di questa campagna contro costoro noi parleremo appresso, dopo che avremo detto una parola su di un punto che abbiamo tralasciato; è infatti giusto non lasciare senza tributo di lode il corso del legislatore.
Libro IV:157 Quel Balaam che era stato convocato dai Madianiti per maledire gli Ebrei, nonostante fosse stato distolto dalla divina provvidenza, aveva tuttavia suggerito un piano che, adottato dal nemico, portò alla demoralizzazione di tutta la moltitudine degli Ebrei; contro il contagio contratto da molti, Mosè l'onorò grandemente annotandone le profezie.
Libro IV:158 Sebbene avesse potuto appropriarsi dell'onore, non essendovi alcun testimone a smentirlo, egli stesso rese a Balaam questa testimonianza, perpetuandone la memoria. Su queste cose ognuno la pensi come gli aggrada.
Guerra contro i Madianiti
Libro IV:159 - VII, I. - Per il motivo da me detto, Mosè inviò l'esercito sulla terra dei Madianiti; in tutto era costituito da dodicimila uomini scelti da ogni tribù, sotto il comando di Finees, di cui ho parlato poc’anzi, che aveva garantito agli Ebrei le loro leggi, e punito Zambria che le aveva trasgredite.
Libro IV:160 I Madianiti, allertati dal fatto che l'esercito marciava contro di loro e poteva giungere in ogni momento, convocarono le loro truppe, fortificarono i passi che davano accesso al loro paese, donde il nemico poteva entrare, e attendevano il suo arrivo.
Libro IV:161 Quando giunsero, avvenne subito lo scontro nel quale cadde una moltitudine incalcolabile di Madianiti, al di là di ogni numero, e in esso erano inclusi tutti i loro re. Erano cinque: Ocho e Sure, Robe e Ure; il quinto era Rekem; la città che porta il suo nome è la più cospicua nella terra degli Arabi. Fino al giorno d'oggi è chiamata Rekeme, dal nome del suo fondatore, da tutta la nazione araba: dai Greci è detta Petra.
Libro IV:162 Nell'inseguimento dei nemici, gli Ebrei saccheggiarono la loro regione, catturarono un abbondante bottino, ammazzarono gli abitanti con le loro donne, preservarono soltanto le vergini per ordine dato a Finees da Mosè.
Libro IV:163 Questo ufficiale (Finees) ritornò poi con il suo esercito intatto, e con un'abbondante scorta di bottino: 52.000 buoi, 675.000 pecore, 60.000 asini e un'illimitata quantità di articoli d'oro e d'argento di uso domestico; il benessere aveva reso questo popolo molto gaudente. Portarono anche circa 32.000 vergini.
Libro IV:164 Mosè divise il bottino in due parti: ne assegnò la cinquantesima parte ai Leviti, e il resto lo distribuì tra il popolo. D'allora in poi vissero felici con questa abbondanza di beni acquistati col loro coraggio e senza che alcun grave incidente impedisse loro di goderne.
Mosè passa il comando a Gesù
Libro IV:165 - 2. Mosè, ormai vecchio, designò Gesù a succedergli sia nella funzione profetica sia come comandante in capo, per qualsiasi occorrenza: e a lui, per ordine di Dio, affidò la direzione di tutti gli affari. Giosuè aveva già
avuto un completo tirocinio sulle leggi e sulla tradizione divina sotto la protezione di Mosè.
Le due tribù della Transgiordania
Libro IV:166 - 3. Ora le due tribù di Gad e di Ruben, e metà della tribù di Manasse, essendo provviste di una grande quantità di bestiame e di ogni altra proprietà, si misero d'accordo e pregarono Mosè che, in via eccezionale, concedesse loro la terra degli Amorrei conquistata con le loro armi, dato che era eccellente per i pascoli dei loro greggi.
Libro IV:167 Ma, sospettando che avessero inventato lo specioso pretesto della cura dei greggi, per paura delle guerre con i Cananei, egli li denunciò come uomini fraudolenti e persone che intendevano nascondere la loro viltà con una scusa plausibile, invece, in realtà, intendevano avere una vita facile nel lusso, mentre per conquistare la terra che essi chiedevano, avevano concorso gli stenti di tutti,
Libro IV:168 e ricusavano di prendere parte ai travagli che ancora restavano per l'occupazione della terra che Dio aveva promesso di dare loro una volta passato il Giordano, e vinti tutti coloro che egli aveva designato come loro nemici.
Libro IV:169 Ora essi, scorgendo la sua ira, compresero che questa era sorta giustamente dalla loro richiesta; in propria difesa, replicarono che non per timore dei pericoli né per fiacchezza
Libro IV:170 davanti alle fatiche essi avevano avanzato la richiesta, ma perché potessero prontamente affrontare ogni rischio, una volta che avevano deposto a bottino in un luogo appropriato; e dicevano di essere pronti ad accompagnare l'esercito nelle sue spedizioni, una volta che, con sua licenza, avessero eretto città per la custodia dei figli, delle donne e degli averi.
Libro IV:171 A queste condizioni, Mosè fu soddisfatto; radunò perciò il sommo sacerdote Eleazaro, Gesù, tutte le persone in autorità e concesse loro la terra amorrea, alla condizione che combattessero con i loro fratelli fino alla fine dell'insediamento generale. Ricevuto il territorio a queste condizioni, fondarono città ben fortificate, vi sistemarono i figli e le donne, e tutto quanto sarebbe stato di impedimento avere con sé nelle loro imprese.
Le città rifugio
Libro IV:172 - 4. Lo stesso Mosè scelse anche le dieci città che in seguito erano annoverate nel numero delle quarant'otto. Tre di queste le assegnò qual rifugio per le persone ree di involontario omicidio; e ordinò che questo esilio dovesse durare per tutto il tempo in cui restava in carica il sommo sacerdote. I parenti della vittima avevano il diritto di uccidere l'omicida, se lo coglievano fuori dalla città nella quale si era rifugiato: ma questo permesso non era concesso a nessun’altro.
Libro IV:173 Le città assegnate a rifugio erano queste: Bosara, ai confini dell'Arabia, Ariman, nel territorio di Galadene, e Gaulana nella Batanea. Ma quando avessero occupato la terra di Canaan, si dovevano destinare, per ordine di Mosè, ancora altre tre città levitiche ad abitazione dei fuggitivi.
Eredità delle donne sposate
Libro IV:174 - 5. Ora si erano avvicinata a Mosè i capi della tribù di Manasse per riferirgli che un membro notabile della loro tribù, un certo Solofonte, era morto senza lasciare alcun discendente maschio, ma soltanto figlie; interrogato se a queste sarebbe passata l'eredità, egli rispose:
Libro IV:175 se esse volevano collocarsi con persone della loro tribù, potevano portare con sé l'eredità ai loro mariti, ma qualora si sposassero in un'altra tribù, dovevano lasciare l'eredità nella tribù paterna. Da allora fu legge che l'eredità di ognuno debba restare nella sua tribù.
Premessa al codice deuteronomico
Libro IV:176 - VIII, I. - Allorché si compirono i quarant'anni meno trenta giorni, Mosè convocò un'assemblea presso il Giordano - dove oggi si trova la città di Abile - in una regione ricca di palme, e parlò così a tutto il popolo:
Libro IV:177 - 2. “Compagni d'armi e partecipi di questi lunghi travagli, poiché per volere di Dio e dell'ormai inoltrata (mia) vecchiaia - avendo compiuto i centoventi anni - io devo abbandonare questa vita, nelle gesta che avranno luogo al di là del Giordano non vi sarò più di aiuto né compagno di lotta, avendomelo Dio vietato-,
Libro IV:178 tuttavia ho ritenuto giusto, anche in questi momenti, non rinunciare alla mia premura per il vostro benessere, e lavorare per assicurare a voi ogni cosa affinché possiate fruire di ogni bene, e (abbiate) per me un ricordo duraturo allorché sarete nella fruizione di benedizioni ancora più grandi.
Libro IV:179 Venite, dunque, ch'io vi proponga anzitutto in qual modo possiate divenire felici e lasciare ai vostri figli una proprietà durevole di ogni bene, e così me ne andrò dalla vita. Oh, sono ben degno della vostra fiducia sia per lo zelo con il quale nel passato ho cercato sempre il vostro vantaggio, sia perché le anime sul punto di andarsene parlano con perfetta integrità.
Libro IV:180 O figli di Israele, una sola è la fonte di ogni bene per tutti gli uomini: la benevolenza di Dio. Egli solo è capace di dare beni a coloro che lo meritano e di sottrarli a coloro che peccano contro di Lui: se verso di Lui sarete come Egli vi vuole, e io - che ben conosco il Suo pensiero - vi esorto a esserlo, allora su di voi non verranno mai meno le benedizioni e sarete invidiati da tutti gli uomini; sì, la fruizione di tutti i beni che già avete vi sarà assicurata, e (la fruizione) di quelli che adesso ancora non avete, è alla vostra portata.
Libro IV:181 Soltanto, tenetevi costantemente in quello che Dio vuole da voi, non preferite altri statuti, diversi da quelli che avete, né - voltando le spalle al pio culto di Dio che ora avete - abbandonateli per un altro modo di vivere. Così facendo, voi sarete i più valorosi in battaglia, e mai sarete facile preda di alcuno dei vostri nemici.
Libro IV:182 Poiché con Dio che vi soccorre, voi ben potete disprezzare tutti. Grandi premi sono posti davanti a voi per questa virtù, da conquistare per tutta la vita: essa stessa è il primo e il più grande di tutti i beni, e trae seco l'abbondanza di ogni altro,
Libro IV:183 sicché se tra voi la praticherete, essa renderà felice la vostra vita, la vostra stirpe sarà più gloriosa delle altre, e assicurerà a voi una fama indiscutibile nelle generazioni future. A tanto potrete pervenire se ascolterete e seguirete le leggi che io ho redatto sotto dettatura di Dio: meditatene il significato.
Libro IV:184 Io parto da voi, lieto del vostro benessere; vi affido alla saggezza delle leggi, all'ordine della costituzione e alle virtù dei capitani che penseranno alle vostre necessità.
Libro IV:185 Dio che fino al presente vi ha guidato e per Suo volere anch'io sono stato al vostro servizio, non arresterà ora la Sua provvidenza, ma fino a quando voi desidererete avere la Sua protezione, seguitando i sentieri della virtù, fino allora godrete del Suo vigile sguardo;
Libro IV:186 avrete la felicità seguitando gli ottimi consigli che vi suggeriranno Eleazaro e Gesù; non vi sia gravoso ascoltare il consiglio degli anziani e dei capi tribù; persuasi che quanti sanno obbedire perfettamente, sapranno anche comandare, quando ne abbiano l'autorità.
Libro IV:187 Non pensiate che la libertà consista nel giudicare gravoso quanto le vostre guide vi ingiungono di fare; al presente, infatti, voi fate consistere la libertà nell'offendere i vostri benefattori: se in avvenire vi guarderete da questo, le cose vi andranno meglio.
Libro IV:188 Non lasciate mai che contro di loro si sollevi quell'ira che spesse volte vi ha sollevato contro di me; voi, infatti, sapete che frequentemente la mia vita è stata in pericolo per causa vostra, più che per causa dei nemici.
Libro IV:189 Vi dico questo non con l'intento di sgridarvi, mentre me ne sto andando, non voglio lasciarvi amareggiati ricordandovi cose per le quali neppure allora, quando le passai, fui mosso dall'ira, ma affinché nel futuro impariate la moderazione, perché è proprio in questo che sta il sentiero della salvezza, e per prevenirvi da esplosioni di violenza contro coloro che vi reggono, a motivo dell'abbondanza di benessere di cui godrete, allorché avrete attraversato il Giordano e conquistato Canaan.
Libro IV:190 Se tutto ciò vi portasse a disprezzare e disdegnare la virtù, voi perdereste anche la benevolenza di Dio che ora avete trovato, e se agite in modo tale che Lui sia vostro nemico, la terra che state per conquistare, sconfitti in battaglia e privi di essa, nelle future generazioni sareste nella più profonda vergogna, dispersi per tutta l'ecumene, riempirete la terra e il mare della vostra servitù.
Libro IV:191 Quando attraverserete queste prove, saranno inutili sia il pentimento, sia il ricordo delle leggi non osservate. Se vi è caro mantenere integre le leggi, non sopravviverà alcuno dei nemici da voi vinti, ma giudicherete opportuno lo sterminio di tutti quanti, perché, sopravvivendo, non avvenga che approviate il loro modo di vivere e corrompiate la costituzione della vostra patria.
Libro IV:192 Vi esorto, inoltre, ad abbattere altari, boschi (sacri), templi che essi hanno e di consumare nel fuoco la loro stirpe e la loro memoria; poiché solo così vi assicurerete stabilmente il possesso dei vostri privilegi.
Libro IV:193 Però, affinché non avvenga che per l'ignoranza di ciò che è a migliore, la vostra natura vi induca verso ciò che è deteriore, ho compilato per voi, sotto la dettatura di Dio, un codice di leggi e una costituzione: custodite la loro ordinata armonia- e sarete annoverati tra i più felici di tutti”.
Libro IV:194 - 3. Detto ciò, diede a loro le leggi e la costituzione scritte in un libro. Essi intanto piangevano e dimostravano profondo rincrescimento per il condottiero, ricordando i pericoli che egli aveva corso e tutto quello zelo ardente (che aveva dimostrato) per la loro salvezza; diffidavano del futuro e pensavano che mai più in avvenire avrebbero avuto un capo così, e (pensavano) che Dio si sarebbe ricordato meno di loro dato che lui, Mosè, era sempre stato il loro intercessore.
Libro IV:195 Essi ora si dolevano di tutte quelle villane parole con le quali l'avevano trattato nel deserto; tanto che tutto il popolo si scioglieva in lacrime e la sua commozione era troppo forte per qualsiasi parola di consolazione, tuttavia Mosè li consolò distogliendo le loro menti dal pensiero che egli meritasse le loro lacrime ed esortandoli a mettere in pratica la loro costituzione. E così allora si separarono.
Libro IV:196 - 4. Voglio qui parlare prima della costituzione, che, così com'è, corrisponde alla fama della virtù di Mosè e dà modo ai lettori di comprendere quali erano i primi nostri costumi; in seguito ritornerò al resto della narrazione. Tutto è qui scritto come egli lo lasciò: non abbiamo aggiunto alcuno abbellimento, nulla è cambiato di quanto ci ha lasciato Mosè.
Libro IV:197 La sola novità introdotta da noi è la classificazione secondo i soggetti; quanto egli scrisse lo lasciò sparpagliato, proprio come egli aveva ricevuto da Dio le diverse istruzioni. Ho ritenuto mio dovere fare questa osservazione preliminare affinché i miei compatrioti che leggono quest'opera non mi accusino di errore.
Libro IV:198 Qui, dunque, vi è il codice delle nostri leggi riguardanti la nostra costituzione politica. Quelle (leggi) che ci ha lasciato riguardanti la nostra mutua relazione, le tralascio per il trattato “dei costumi e delle cause” che, con l'aiuto di Dio è nostra intenzione comporre dopo la presente opera.
Il codice mosaico: città santa; tempio; tre feste;
decima; lettura della legge
Libro IV:199 - 5. “Quando avrete conquistato la terra dei Cananei e godrete tranquillamente dei beni acquisiti, e deciderete di erigere delle città, ecco quanto vi ordino di eseguire affinché siate graditi a Dio e sia assicurata la vostra felicità.
Libro IV:200 Una sola sia la città santa nella terra dei Cananei, eretta nella regione più bella e più rinomata per la sua eccellenza, una città che Dio si sceglierà per mezzo di un oracolo profetico. Là vi sarà un tempio e un altare di pietre non lavorate, ma raccolte e messe insieme, intonacate, pulite e di bell'aspetto;
Libro IV:201 la salita a questo altare non sia a gradini, ma a piano inclinato. In nessun'altra città vi sia un altare o un tempio: poiché Dio è uno e la stirpe degli Ebrei è una.
Libro IV:202 - 6. Colui che bestemmia Dio, sia lapidato e poi appeso (e vi resti) per un giorno, sia poi sepolto e senza onore.
Libro IV:203 - 7. Tre volte all'anno dai confini della terra, gli Ebrei si raduneranno nella città nella quale hanno eretto il tempio, per rendere grazie a Dio dei benefici ricevuti, per implorare benevolenza per il futuro, e promuovere con questi comuni incontri e festeggiamenti sentimenti di reciproca amicizia.
Libro IV:204 E’ bene, infatti, che non si ignorino reciprocamente, essendo membri della stessa stirpe e governati dalle stesse istituzioni; otterranno questo scopo con tali incontri: vedendosi e parlandosi le richiameranno alla memoria, mentre se rimangono senza incontrarsi, si guarderanno l'un l'altro come degli estranei.
Libro IV:205 - 8. Si scelga la decima parte dei vostri frutti e si metta in disparte per i sacerdoti e per i Leviti: sia venduto nelle rispettive località e il prezzo che se ne ricava serva per i conviti e i sacrifici nella città santa. E’ giusto che dai proventi della terra, che Dio vi ha resi capaci di conquistare, si goda a onore del Donatore.
Libro IV:206 - 9. Non si offrano sacrifici dalla mercede di una prostituta: poiché quanto sa di oltraggio, non può essere gradito a Dio; e non v'è peggiore vergogna
della degradazione del corpo. Così, se uno riceve denaro per avere fatto montare un cane da caccia o da guardia del gregge, non deve usarne per sacrificare a Dio.
Libro IV:207 - 10. Nessuno bestemmi divinità venerate da altre città, non saccheggi templi stranieri, né rubi qualsiasi cosa vi sia di prezioso e consacrato a una divinità.
Libro IV:208 - 11. Nessuno di voi indossi un abito tessuto di lana e lino; poiché sono riservati esclusivamente ai sacerdoti.
Libro IV:209 - 12. Ogni sette anni, quando la moltitudine è radunata nella città santa per i sacrifici, nella festa dei tabernacoli, il sommo sacerdote, stando sopra una piattaforma dalla quale può essere sentito, reciti le leggi a tutti: non si escludano dall'ascolto le donne né i bambini, e neppure gli schiavi.
Libro IV:210 Poiché è bene che queste leggi siano incise nei loro cuori e custodite nella loro memoria in maniera che non possano esserne cancellate.
In tal modo non peccheranno adducendo la scusa di ignorare quanto le leggi prescrivono: le leggi parleranno ai trasgressori molto chiaramente, in quanto preannunzieranno loro le pene da soffrire e per mezzo dell'ascolto avranno scolpito nei loro cuori quanto esse comandano;
Libro IV:211 e così avranno per sempre dentro di loro ciò che esse prescrivono; se le disdegnano saranno colpevoli e diverranno causa del proprio danno. Curate che i fanciulli imparino prima le leggi: è una conoscenza bellissima e fonte di felicità.
Preghiere quotidiane
Libro IV:212 - 13. Due volte al giorno, cioè quando inizia e quando giunge l'ora del sonno, attestino davanti a Dio i benefici ricevuti allorché li trasse dalla terra degli Egiziani: il ringraziamento è un dovere naturale, istituito sia come segno di gratitudine per i favori del passato, sia per cattivarne altri in futuro.
Libro IV:213 Scrivano anche sulle loro porte i benefici più grandi ricevuti da Dio, e ognuno ne porti il segno sulle braccia; e tutti portino scritto sulla testa e sul braccio quanto è atto a mostrare la potenza di Dio e la Sua benevolenza verso di loro così che gli uomini possano vedere, da ogni parte, l’amorevole cura con la quale Dio li circonda.
Amministrazione della giustizia
Libro IV:214 - 14. In ogni città abbiano il comando sette uomini da lungo tempo esercitati nelle virtù e solleciti della giustizia; e ad ogni magistratura siano assegnati due ufficiali subalterni della tribù di Levi.
Libro IV:215 Coloro ai quali nelle città toccherà l'amministrazione della giustizia siano tenuti in sommo onore, a nessuno sia lecito dire villanie o essere insolente alla loro presenza; perché il rispetto verso i dignitari umani porterà gli uomini a essere riverenti e mai insolenti anche verso Dio.
Libro IV:216 I giudici siano liberi di pronunciare la sentenza che ritengono migliore, e non avvenga mai che alcuno li denunzi perché ha ricevuto doni e pervertito la giustizia o adduca contro di loro un'altra accusa per convincerli di non avere sentenziato correttamente: essi, infine, nel giudicare non debbono essere influenzati né dal guadagno né dal rango delle persone, ma devono porre la giustizia al di sopra di tutto.
Libro IV:217 Altrimenti parrebbe che Dio disprezzi e non abbia cura dei deboli e che il giudice dia il suo voto favorevole per paura di coloro che hanno il potere. La forza di Dio è, infatti, la giustizia: e colui che commette ingiustizia per favorire persone di rango, le giudica con ciò più potenti di Dio.
Libro IV:218 Ma se il giudice non sa decidere le controversie poste davanti a lui - e tra gli uomini di cose del genere ne capitano spesso - rimette tutto alla città santa: si raduneranno il sommo sacerdote, il profeta e il consiglio degli anziani e si pronunceranno secondo quanto ritengano giusto.
Libro IV:219 - 15. Non si presti fede a un solo testimonio, ce ne siano tre o almeno due; la loro testimonianza sia accreditata dalla loro vita trascorsa. Non vi sia testimonianza di donne, per la leggerezza e temerarietà della loro natura; anche gli schiavi non testimonino a motivo della bassezza della loro anima: è possibile che il guadagno, o la paura li spinga a non testimoniare la verità. Se ottiene credito un teste bugiardo, allorché viene scoperto, incorra nelle stesse pene alle quali doveva sottostare quello che fu ingiustamente accusato.
Omicidio con omicida ignoto
Libro IV:220 - 16. Se da qualche parte è stato commesso un omicidio e non se ne scopre il colpevole né vi è alcuno del quale si possa sospettare che abbia ucciso
per odio, se ne facciano accurate ricerche offrendo ricompense per l'informazione: se non compare alcun informatore, i magistrati della città vicina al luogo dove avvenne l'omicidio, e il consiglio degli anziani, si riuniscano e misurino la distanza dal luogo ove giace il cadavere.
Libro IV:221 E la città che è più vicina compri una vacca a sue spese, la conduca in un luogo dirupato, luogo improprio per l'aratro e per le piante, e le recidano i tendini del collo con un colpo.
Libro IV:222 Dopo essersi lavate le mani con acqua santa sul capo della giovenca, sacerdoti, Leviti e anziani di quella città protestino ad alta voce di avere le mani pure da quell'omicidio, di non averlo commesso, di non avere visto commetterlo, e di implorare Dio ad avere misericordia e una così grave sciagura non accada mai più sulla terra.
Legge per il re
Libro IV:223 - 17- Il governo migliore è l'aristocrazia e la vita che si conduce sotto di essa; con essa avete le leggi per i vostri sovrani e regolate con esse tutte le vostre azioni; non vi venga in mente un'altra politica, ponete in essa il vostro piacere. Vi basti Dio come governatore. Ma se mai foste attratti per un re, questi sia della vostra stirpe, abbia sempre a cura la giustizia e ogni altra virtù;
Libro IV:224 egli riconosca alle leggi e a Dio una sapienza superiore, non faccia nulla senza il consiglio del sommo sacerdote e il parere degli anziani; non indulga a molte mogli, non segua l'abbondanza di ricchezze o di cavalli, cose dalle quali può essere indotto al vilipendio delle leggi. Qualora avesse eccessiva inclinazione a una di queste cose, stia in guardia a non diventare troppo potente più di quanto giova al vostro benessere.
Terra e bestiame
Libro IV:225 - 18. Non è lecito mutare i confini della vostra terra né della terra - degli altri con i quali avete relazioni pacifiche: guardatevene come dall'infrangere una decisione stabilita da Dio in eterno. Perché da qui sorgono guerre e sedizioni, così pure dal desiderio di allargarsi al di là dei propri confini. In verità costoro non sono lontani dalla trasgressione delle leggi.
Libro IV:226 - 19. Quando un uomo coltiva un appezzamento di terreno, se le piante fruttificano prima del quarto anno, non tragga da esse primizie da offrire
a Dio, né se ne valga per se stesso; poiché questo frutto non è stato piantato nella sua stagione. E un frutto spuntato fuori del suo tempo, a dispetto della natura, non conviene né a Dio, né al proprietario.
Libro IV:227 Si raccolga invece quanto nasce nel quarto anno, perché allora è la sua stagione: e raccoltolo lo porti alla città santa, ove, al pari della decima di ogni altra rendita, se ne serva per fare festa con gli amici e anche con gli orfani e le vedove. Nel quinto anno sarà padrone di godere dei suoi frutti.
Libro IV:228 - 20. Non seminare un terreno messo a vigna: gli basta mantenere questa pianta, e sia esente dal tormento, opera dell'aratro.
Serviti dei buoi per arare la terra, e non aggiogare con essi altri animali: per i lavori dei campi, questi siano aggiogati con altri della stessa specie.
Anche le vostre sementi siano pure e senza mescolanze: e non seminare insieme due o tre specie. La natura, infatti, non si allieta nell'unione di cose dissimili.
Libro IV:229 Anche il bestiame non si accoppi con altro di specie diversa; c'è da temere che da questo uso possa venire trascurata la legge della razza e si passi la pratica anche agli uomini, incominciando da cose piccole e insignificanti.
Libro IV:230 In breve, non si deve permettere cosa alcuna che, per imitazione, tende a insinuare l'introduzione del rovesciamento dei principi della costituzione; perché anche le cose piccole non devono venire trascurate dalle leggi che conoscono come provvedere a salvaguardarsi nella loro piena integrità.
Diritti dei poveri e dei lavoratori
Libro IV:231 - 21. Quando si fa la mietitura e la raccolta delle granaglie, non spigolate, ma si lasci qualche manata che resti come guadagno inatteso per i miseri che troveranno sostegno per la loro vita. Così, nel vendemmiare, si trascurino i racimoli, a bene dei poveri; lascino pure qualche frutto sugli ulivi perché lo raccolgano coloro che non ne hanno di propri.
Libro IV:232 Poiché il guadagno che ne viene al padrone dalla raccolta accurata, non vale la grandezza della riconoscenza che si attirano dai bisognosi. E anche Dio renderà la terra più fertile nella produzione dei frutti, se non penseranno soltanto al bene proprio, ma avranno riguardo anche al sostentamento degli altri.
Libro IV:233 Anche ai buoi, quando trebbiano le spighe sull'aia, non si leghi la bocca: perché non è giusto escludere dal godimento del frutto colui che coopera e si affatica a produrlo.
Libro IV:234 Anche i primi frutti autunnali non siano vietati ai viandanti, sia anzi concesso loro di prenderne a sazietà come se fossero propri: sia i nativi, sia gli stranieri possano godere dei frutti della stagione; ma non è loro permesso portarne via nulla.
Libro IV:235 Anche ai vendemmiatori non sia impedito di mangiare di quanto portano al torchio, a quelli che incontrano per via; perché è ingiusto non volere appagare colui che brama di godere dei beni che la provvidenza di Dio ha concesso per vivere, quando la stagione ne dà in abbondanza, e d'altra parte sta per finire.
Libro IV:236 A Dio è gradito che, se qualcuno, per ritegno, è esitante a toccarli, essi li incoraggino a prenderne: se israelita, come compagni e padroni in virtù della parentela, se persone che vengono da un altro paese li si inviti ad accettare, come ospiti, dei doni che, nella stagione, Dio ha dato a loro.
Libro IV:237 Non si deve, infatti, giudicare sprecato quando la liberalità di uno rende partecipi altri uomini: Dio concede abbondanza di beni non solo per il nostro piacere, ma anche affinché noi ne godiamo generosamente con gli altri, desiderando in questo modo manifestare anche agli altri lo speciale favore che Egli ha verso il popolo d'Israele e l'abbondanza dei Suoi doni, rendendo anch'essi partecipi della nostra sovrabbondanza.
Libro IV:238 Chi contravviene a questi precetti abbia quaranta sferzate, meno una, dalla pubblica frusta: l'uomo, libero com'è, sia sottoposto a questo vergognosissimo castigo perché con la schiavitù del guadagno ha macchiato la sua dignità.
Libro IV:239 Voi che, sia in Egitto, sia nel deserto, avete sperimentato afflizioni, è bene che soccorriate quanti si trovano nella stessa situazione e dopo avere ricevuto così tante benedizioni dalla benevola provvidenza di Dio, delle stesse benedizioni, con gli stessi sentimenti, rendiate partecipi quanti sono nel bisogno.
Libro IV:240 - 22. In aggiunta alle due decime che vi ho già imposto di pagare ogni anno, una per i Leviti e l'altra per i banchetti, ogni tre anni ne devolverete una terza da distribuire alle vedove e agli orfani.
Libro IV:241 I primi frutti che maturano a ognuno, si portino al tempio: qui, dopo avere ringraziato Dio dei prodotti cresciuti dalla terra che Egli diede in loro possesso, compiuti i sacrifici che la legge ordina, presenti tali primizie ai sacerdoti.
Libro IV:242 Compiuto tutto questo, offerte le primizie di tutto, comprese quelle (le offerte) per i Leviti e i banchetti, quando ognuno è in procinto di ritornare a casa, si ponga davanti ai sacri recinti, ringrazi Dio di averlo liberato dall'oppressione degli Egiziani e concesso una terra buona e spaziosa per rallegrarsi dei suoi frutti; compiuta l'attestazione di avere pagato le decime
Libro IV:243 secondo le leggi di Mosè (ognuno) domandi a Dio che rimanga sempre propizio e benevolo verso di lui, e in comune a tutti gli Ebrei, custodendo per loro le cose buone che Egli ha dato a essi e aumentandole ancora fino a quanto Egli può concedere.
Giovani e matrimonio
Libro IV:244 - 23. Giunti all'età del matrimonio i giovani sposino vergini libere di onesti parenti. Chi non intende sposare una vergine non si unisca con una donna che vive con un altro uomo, corrompendola o rattristando il suo primo uomo. Una schiava non deve essere sposata da un uomo libero, anche se si sentisse spinto da grande amore: tale passione deve essere dominata dal decoro e dal rispetto della propria dignità.
Libro IV:245 Inoltre, non deve esserci matrimonio con una prostituta; a motivo dell'abuso del suo corpo, Dio non accetterebbe i sacrifici nuziali di lei. I vostri figli avranno sentimenti corretti e rivolti alla virtù soltanto se non sono frutto di matrimoni disonorevoli o di un'unione frutto di ignobile passione.
Infedeltà coniugale
Libro IV:246 Se un uomo sposa una (donna) come vergine, ma trova poi che non è così, ponga la cosa in giudizio ed egli stesso ne sia l'accusatore, avvalendosi, per dimostrarlo, degli indizi che ha; il padre o il fratello o, in mancanza di questi, chi è considerato il parente più prossimo prenda le parti della donna.
Libro IV:247 Se la donna è giudicata innocente, continui a vivere col suo accusatore, il quale non ha alcun motivo per licenziarla, salvo che in seguito gli fornisca delle ragioni ben gravi e innegabili per fare così.
Libro IV:248 E per essere stato così precipitoso e ardito nell'addurre una accusa calunniosa contro di lei, egli sia sottoposto a una doppia penalità: sia sottoposto a quaranta sferzate meno una e paghi cinquanta sicli al padre di lei. Ma se egli prova che la giovane fu corrotta, se è una ragazza del popolo, che non fu custodita intatta nella sua verginità fino alle legittime nozze, sia lapidata; se è (una ragazza) di stirpe sacerdotale, sia bruciata viva.
Libro IV:249 Se uno ha due mogli, una delle quali è tenuta in speciale onore e affezione, sia per amore, per bellezza, o per altra causa, e l'altra invece la tiene in minore conto, qualora il figlio della preferita sia più giovane del nato dall'altra, e in virtù dell'affezione del padre per sua madre pretenda i diritti del primogenito, di riportare cioè una porzione doppia della sostanza del padre, secondo quanto ho stabilito nelle leggi, questa pretesa non sia accolta.
Libro IV:250 Poiché non è giusto che quello che è nato prima resti defraudato di quello che gli spetta perché sua madre ha un posto più piccolo nell'affezione del padre.
Libro IV:251 Chi vìola una giovane promessa a un altro: se uno la persuade e ottiene il di lei assenso alla violazione, lui muoia insieme a lei; poiché ambedue sono colpevoli: lui perché persuase la giovane a subire spontaneamente un'infamia e a preferirlo a un onesto sposalizio; lei perché per piacere e per interesse si lasciò persuadere a disonorare se stessa.
Libro IV:252 Ma se lui l'incontra mentre era sola, la costrinse e non c'era nessuno che l'aiutasse, muoia solo lui. Colui che vìola una vergine non ancora promessa, egli stesso la deve sposare; però se il padre della fanciulla non vuole dargliela, paghi cinquanta sicli come compenso dell'oltraggio fattole.
Libro IV:253 Chi, per qualsivoglia motivo, vuole divorziare dalla moglie che vive con lui, e tra gli uomini possono sorgere molti di questi motivi, deve testimoniare per scritto che non vuole avere più alcuna convivenza con lei; così la donna otterrà il diritto di unirsi a un altro: il che, prima, non le era permesso. Qualora anche dall'altro fosse maltrattata oppure, dopo la sua morte, il primo marito volesse sposarla, non le è permesso ritornare da lui.
Libro IV:254 Qualora a una donna senza figli muoia il marito, la sposi il fratello di lui, e il figlio che nascerà sarà chiamato col nome del deceduto e lo allevi qual successore dell'eredità. Ciò tornerà anche a vantaggio del bene pubblico: le famiglie non si estingueranno e le proprietà resteranno tra i parenti; e, nella
disgrazia, sarà di conforto alle mogli vivere con un parente prossimo del primo marito.
Libro IV:255 Qualora il fratello non voglia sposarla, la donna si rechi davanti al consiglio degli anziani e attesti che è suo desiderio restare in questa famiglia e avere figli da lui, ma egli non la vuole accettare, oltraggiando in tal modo la memoria del fratello deceduto. Allorché il consiglio gli domanderà per quale motivo è contrario al matrimonio, sia che egli adduca una ragione leggera o grave, il risultato sarà lo stesso:
Libro IV:256 la moglie del fratello sciolga i propri sandali, gli sputi in faccia e dichiari che egli merita da lei un tale trattamento perché ha oltraggiato la memoria del deceduto. Egli lasci il consiglio degli anziani portandosi questo rimprovero per tutta la vita, lei poi sarà libera di sposare chiunque voglia.
Libro IV:257 Se un uomo ha preso prigioniera una vergine o una sposata, e vuole vivere con lei, non gli è lecito accostarsi a lei, se prima lei non si è raso il capo e, con abiti di lutto, non ha pianto congiunti e amici da lei persi in guerra,
Libro IV:258 per soddisfare al dolore della loro perdita, prima di volgersi ai conviti e alle nozze. Poiché è bene e giusto che, prendendola per averne figli, egli abbia rispetto per i desideri di lei e che non debba trascurare quanto le è gradito, e sia intento esclusivamente al proprio piacere.
Libro IV:259 Passati trenta giorni nel lutto, tanto può bastare a persone normali, per piangere i loro cari, si procede alle nozze. Se però, cessata la sua passione, rifiuta di tenerla come sposa, di li in poi non ha alcun diritto di farne una schiava: sia libera di andare dove vuole, le è garantita la libertà.
Giovani e genitori
Libro IV:260 - 24. Quanto ai giovani che non rispettano i genitori e non danno loro l'onore dovuto, ma li trattano in modo insolente: prima di tutto i genitori li ammoniscano oralmente, essi hanno, infatti, sui figli l'autorità di giudici.
Libro IV:261 Dicano loro che essi si sono uniti in matrimonio non per piacere, né per accrescere le proprie fortune mettendo in comune le proprie, ma per avere figli che fossero sostegno alla vecchiaia, e provvedessero loro ogni cosa di cui avessero bisogno. “Quando tu sei nato” seguiteranno, “fu con gioia e profonda riconoscenza a Dio che ti abbiamo fatto crescere e non abbiamo
risparmiato nulla di quanto appariva giovevole alla tua salute e alla tua perfetta formazione.
Libro IV:262 Ma ora, visto che bisogna guardare con indulgenza gli errori della gioventù, ti basti quanto finora hai fatto a proposito della mancanza di rispetto verso di noi, ritorna al buon senso, rifletti che anche Dio è dispiaciuto per gli atti insolenti verso i genitori, giacché Egli pure è padre di tutto il genere umano e considera fatto a Se stesso ogni affronto fatto a chi ha lo stesso titolo, quando dai loro figli non hanno quanto è loro dovuto. E c'è poi la Legge che inesorabilmente punisce quelli che si comportano così: che tu non l'abbia mai a sperimentare”.
Libro IV:263 Se con questi mezzi si pone freno all'ardire della gioventù, siano risparmiati da ulteriori rimproveri per le loro mancanze di ignoranza; così, infatti, apparirà la bontà del legislatore, e i genitori saranno felici vedendo che né figli né figlie vengono puniti.
Libro IV:264 Ma se le parole e gli ammaestramenti non valgono a fare riprendere senno, colui che si rende implacabile nemico delle leggi a motivo del continuo atteggiamento perverso contro i genitori, sia condotto con le loro mani fuori dalla città, seguito dalla folla e lapidato a morte: resti l'intera giornata esposto alla vista di tutti; sia seppellito di notte.
Libro IV:265 Così siano trattati tutti coloro che le leggi condannano a morte. Si dia sepoltura anche ai nemici; e non si lasci un cadavere privo della sua porzione di terra, pagando in tal modo più di una giusta pena.
I prestiti
Libro IV:266 - 25. Non è lecito imprestare a usura ad alcun ebreo, cibo e bevanda. Non è giusto, infatti, trarre del guadagno dalle sfortune di un connazionale. Piuttosto, soccorrendolo nel bisogno, avrai come guadagno la gratitudine di quelle persone, e la ricompensa che Dio serba per ogni atto di generosità.
Libro IV:267 - 26. Coloro che ricevano in prestito argento o prodotti di qualsiasi genere, liquidi o solidi: allorché i loro affari, con la benevolenza di Dio, procedano secondo i loro desideri, devono restituire con piacere i prestiti ai loro creditori, come se facessero un deposito per se stessi da recuperare al bisogno.
Libro IV:268 Qualora essi si vergognassero di restituire, non si entri in casa loro a pignorarli, prima che ci sia stata una legale decisione: chiedano il pegno stando fuori, e il debitore glielo porti senza discutere a chi viene da lui confortato dalla legge.
Libro IV:269 Se colui dal quale è stato preso un pegno è persona facoltosa, il debitore lo può tenere fino alla restituzione; se invece è povero, lo restituisca prima del tramonto del sole, tanto più se il pegno è una coperta della quale può avere bisogno per dormire: Dio, per Sua natura, accorda bontà ai poverelli.
Libro IV:270 La mola e gli utensili che l'accompagnano non si devono prendere in pegno, affinché la gente non sia privata dei mezzi necessari per la preparazione del cibo, non sia ridotta al bisogno e ne debba soffrire.
Furti
Libro IV:271 - 27. Il furto di un uomo sia punito con la morte. Il ladro di oro o argento sia obbligato a pagare il doppio.
Chi uccide uno che gli sta rubando in casa non sia punito anche se è colto mentre gli rompe il muro.
Libro IV:272 Chi ruba un capo di bestiame, in pena pagherà il quadruplo, a meno che si tratti di buoi, nel qual caso la pena sarà il quintuplo. Chi non ha i mezzi imposti per l'ammenda, diverrà schiavo di coloro che furono danneggiati.
Libro IV:273 - 28. Un ebreo venduto a un altro ebreo lo servirà per sei anni: nel settimo sia rimesso in libertà. Ma se ha avuto un figlio da una donna schiava in casa del padrone che l'ha comprato, ed egli per amore e affezione dei suoi desidera seguitare a servirlo, all'arrivo dell'anno giubilare - che ritorna ogni cinquanta anni -, sia messo in libertà, prenda con sé anche i figli e la moglie liberi.
Eventi sociali quotidiani
Libro IV:274 - 29. Se alcuno trova per strada oro o argento si metta in traccia di chi l'ha perduto, faccia bandire il luogo ove l'ha trovato, e lo restituisca; giudichi disonesto approfittare della perdita di un altro. Così per il bestiame che uno trova smarrito in luogo desertico: se non si trova il proprietario, lo tenga presso di sé, prendendo Dio a testimone che non si è appropriato dei beni altrui.
Libro IV:275 - 30. Non è permesso passare indifferente davanti a bestie di chiunque malmenate dalla tempesta o cadute nel fango: si deve aiutare a tirarle fuori e prestare aiuto come se si trattasse di cosa propria.
Libro IV:276 - 31 Si indichi la strada a chi non la sa, né per il proprio divertimento si rida dell'altro, e non lo si faccia smarrire a suo svantaggio.
32. Non si dicano villanie a un cieco o a un sordo.
Libro IV:277 - 33. Se in una rissa, senza uso di coltello, uno muore sul luogo, sia subito vendicato ricambiando con la stessa percossa il feritore; ma se portato a casa se ne sta malato per vari giorni prima di morire, chi lo ha colpito resti impunito. Ma se è ricoverato e ha grandi spese per la malattia, sia rimborsato di quanto ha speso nel tempo della degenza e di quanto ha dato ai medici.
Libro IV:278 Chi dà un calcio a una donna incinta, se avviene che perda il bambino, il colpevole sia condannato al risarcimento dai giudici, perché ha distrutto il frutto del suo grembo, ha diminuito la popolazione, e inoltre dia anche una somma al marito di lei. Se dal colpo muore, deve morire anche lui: la legge, infatti, esige che il sacrificio di una vita, sia una vita.
Libro IV:279 - 34. Tra gli israeliti non vi sia chi detiene veleno o (strumenti) mortali o causanti altri mali. Qualora si trovi il detentore di simili strumenti, sia messo a morte, soggetto al destino che aveva preparato contro colui per il quale aveva composto il veleno.
Libro IV:280 - 35. Chi ha storpiato un uomo, sia privato di quello di cui ha privato l'altro, a meno che lo storpiato preferisca il denaro, poiché la legge autorizza la vittima a testimoniare il danno subito, e fa questa concessione; a meno che l'offeso si dimostri troppo severo.
Libro IV:281 - 36. Se un bue dà di corna, il padrone lo ammazzi; se incorna qualcuno sull'aia uccidendolo, sia quivi lapidato a morte; sia giudicato indegno anche di essere mangiato. Ma se il proprietario già in antecedenza conosceva la sua indole, e non ha preso le precauzioni, deve morire anche lui, perché responsabile della morte della vittima dell'animale.
Libro IV:282 Se un bue uccide uno schiavo o una schiava, deve venire lapidato, e il proprietario deve pagare trenta sicli al padrone della vittima. Qualora un bue venga ucciso da un altro: sia il morto che il feritore si vendano, e il prezzo di ambedue sia diviso in parti uguali tra i padroni.
Libro IV:283 - 37. Coloro che scavano un pozzo o una fossa, abbiano l'avvertenza di chiuderli con ripari di tavole, non per impedire che altri venga ad attingere acqua, ma per ovviare al pericolo che qualcuno vi cada dentro.
Libro IV:284 Se accade che qualcuno non abbia chiuso una cavità del genere e vi cada dentro l'animale di un altro uomo e perisca, ne pagherà il prezzo al proprietario.
Anche i tetti delle case siano circondati da parapetto, che serva da muro per prevenire che qualcuno cada di là e muoia.
Libro IV:285 - 38. Chi riceve un deposito lo giudichi meritevole di custodia come qualcosa di sacro e divino; nessuno, uomo o donna che sia, ardisca defraudarglielo spogliando quello che glielo ha affidato, anche se dovesse realizzare un guadagno immenso, nella certezza che nessuno lo possa convincere.
Libro IV:286 Dalla sola conoscenza della propria coscienza ognuno deve agire correttamente; ad ognuno sia sufficiente questa testimonianza e compia tutto quanto gli attirerà lode dagli altri; ma principalmente dalla sua conoscenza di Dio, al cui occhio nessun criminale può sfuggire.
Libro IV:287 Tuttavia se accade, senza frode alcuna, che il depositario perda il deposito, si rechi davanti a sette giudici e giuri per Dio che nulla fu smarrito per sua intenzione o malizia, e che egli non se n'è appropriato di alcuna parte per proprio uso: in tal modo sia discolpato a sufficienza senza alcun biasimo. Ma se egli si è servito di una parte pur piccola del deposito, e gli è capitato, casualmente, di perdere il resto, sia condannato a restituire tutto quanto ha ricevuto.
Libro IV:288 Come per i depositi, così, qualora qualcuno intende defraudare sul salario di chi ha lavorato per lui con le sue braccia, costui sia esecrato: non è lecito, infatti, privare un pover'uomo della sua ricompensa, tenendo presente che costui, invece di terre o altri possedimenti, ha solo quello che Dio gli diede come sua parte; anzi, non si può neppure differire il pagamento, ma si deve saldare il conto nello stesso giorno, perché Dio non vuole che si lasci il lavoratore attendere la gioia del frutto del suo lavoro.
Libro IV:289 - 39. Non si puniscano i figli per le colpe dei padri, ma considerando la loro personale virtù, sono piuttosto degni di compatimento perché ebbero genitori cattivi, piuttosto che odio a motivo della loro bassa origine, Né ai padri si possano imputare le mancanze dei figli; la gioventù per la
derisione della disciplina, si permette molte cose contrarie ai nostri insegnamenti.
Libro IV:290 - 40. Fuggi gli eunuchi e rifiuta di trattare con coloro che si privarono della loro virilità e del frutto della generazione che Dio ha dato agli uomini per la moltiplicazione della nostra stirpe: mandali via come infanticidi che distrussero i mezzi della procreazione.
Libro IV:291 E’ chiaro, infatti, che a motivo della effeminatezza della loro anima, essi hanno anche cambiato il sesso del loro corpo. E così ci si astenga da tutto ciò che sarebbe considerato mostruoso da chi li vede. Non castrerete mai nessuno, né uomini, né animali.
In caso di guerra
Libro IV:292 - 41- Questa, dunque, sarà per voi la legge costituzionale in tempo di pace; e Dio nella Sua misericordia concederà al vostro governo un'immutabile serenità. Non venga mai il tempo nel quale si debba cambiare e al suo posto organizzare il contrario!
Libro IV:293 Tuttavia, siccome tra gli uomini c'è la necessità di piombare in disastri e pericoli, sia pure involontariamente e senza premeditazione, entriamo anche in questa materia con qualche breve normativa affinché abbiate conoscenza di come dovete comportarvi, nel caso ne abbiate bisogno, siano a disposizione i mezzi di salvezza, e nel caso vi troviate sprovveduti e siate in cerca di che cosa dovete fare quando vi trovate in mezzo al pericolo.
Libro IV:294 Questa è la terra che Dio vi ha dato, a voi che sdegnate la fatica e l'animo vostro è ammaestrato al volere; una volta che l'avrete conquistata, voglia Egli concedervi di abitarla da pacifici possessori! Non sia invasa ingiustamente da alcun straniero, né sia dominata da sedizione civile,
Libro IV:295 affinché non siate condotti a compiere azioni contrarie alle azioni dei vostri padri, e distruggere le istituzioni stabilite da loro; possiate, invece seguitare a osservare le leggi che Dio ha approvato come buone, e ora ve le consegna! Qualunque sia il fatto d'armi che vi si presenta, sia adesso nel vostro tempo sia nei giorni dei vostri figli, nel futuro, possa ciò avere luogo fuori dei vostri confini.
Libro IV:296 Quando siete in procinto di guerra, mandate un'ambasciata e un araldo ai vostri nemici aggressivi poiché, prima di prendere le armi, è giusto incontrarsi e parlare con essi, facendo presente che sebbene abbiate un esercito numeroso, cavalli e armi e, prima di tutto (avete) la graziosa benevolenza di Dio e il Suo sostegno, è tuttavia vostro desiderio non essere obbligati a far loro guerra e spogliarli dei loro averi con un saccheggio a vostro vantaggio, cose che a voi sono poco gradevoli.
Libro IV:297 Se accettano il vostro onesto procedere, mantenete la pace, ma se fidando nella superiorità delle loro forze, vogliono portarvi a passi falsi, spiegato l'esercito contro di essi, prendete Dio come vostro comandante supremo, dopo avere scelto come Suo luogotenente un uomo distintosi per il suo valore: infatti, quando si tratta di condurre un'impresa in poco tempo, l'avere molti capi, il più delle volte è di impedimento e di danno per chi la intraprende.
Libro IV:298 L'esercito che è sotto di lui sia puro, scelto tra tutti coloro che hanno corpo vigoroso e valore nello spirito; eliminate i codardi, affinché la paura non li porti a fuggire durante la battaglia, a vantaggio del nemico. Quelli che da poco si sono costruiti una casa e non è ancora un anno che ne godono, e coloro che hanno fatto una piantagione, e ancora non ne hanno colto i frutti, si lascino a casa, così pure i promessi sposi e gli sposati da poco, affinché il rimpianto di queste cose faccia sì che si risparmino la vita riservandosi per il godimento di quei piaceri e deliberatamente non arrischino nei pericoli (per le donne).
Libro IV:299 - 42. Una volta che vi siete accampati astenetevi dagli atti più oltraggiosi. Quando siete impegnati in un assedio e vi manca il legname per la costruzione delle vostre macchine, non spogliate le terre tagliando le piante da frutto; risparmiatele considerando che sono fatte per il bene dell'uomo, e se potessero parlare vi direbbero, con ragione, che esse non sono in alcun modo responsabili della guerra, che in quel modo sono ingiustamente maltrattate, e che se ne avessero la possibilità sarebbero emigrate in un altro luogo.
Libro IV:300 Dopo avere vinto la guerra, uccidete coloro che hanno resistito contro di voi, ma lasciate vivi gli altri, perché vi paghino il tributo; salvo la stirpe dei Cananei perché quelli li dovete sterminare completamente.
Libro IV:301 - 43. Guardate bene, soprattutto in guerra, che una donna non si vesta da uomo, né un uomo da donna”.
Ultime istruzioni, benedizioni e morte di Mosè
Libro IV:302 - 44. Tale è la costituzione lasciata da Mosè. Diede loro ancora le leggi che aveva scritto quarant'anni prima, delle quali parleremo in un'altra opera. Nei giorni seguenti, giacché l'assemblea si teneva di continuo, invocò su di loro benedizioni, con maledizioni su coloro che non avrebbero vissuto conforme ad esse, ma avrebbero trasgredito gli ordinamenti in esse contenuti.
Libro IV:303 Poi recitò loro un poema in esametri che in seguito lasciò scritto in un libro custodito nel tempio, contenente gli eventi futuri conforme al quale tutto è avvenuto, sta avvenendo e avverrà tutto in futuro: il veggente non ha deviato in alcun modo dalla verità.
Libro IV:304 Questi libri egli li affidò ai sacerdoti insieme all'arca nella quale aveva deposto anche le dieci parole scritte su due tavole, e la tenda. Al popolo raccomandò che una volta conquistata la terra e stabilitosi in essa, non dimenticasse l'insolenza degli Amaleciti, ma venuti con essi in battaglia, vendicasse il danno che avevano arrecato loro nel deserto.
Libro IV:305 Disse ancora che quando avessero occupata la terra di Canaan e distrutto interamente la sua popolazione, erigessero l'altare rivolto al sole nascente, non lungi dalla città di Sikima tra due montagne, il Garizaio sulla destra, e l'altra, sulla sinistra, chiamato Consiglio; l'esercito diviso in due parti di sei tribù ognuna doveva collocarsi sui due monti e con esse i Leviti e i sacerdoti.
Libro IV:306 Prima quelle sul monte Garizin invochino le più belle benedizioni su quanti sono zelanti per il culto di Dio e per l'osservanza delle leggi, e fedeli custodi delle ingiunzioni delle parole di Mosè, mentre le altre tribù si manifestino con devoti applausi; e quando queste (tribù) a loro volta innalzano preghiere, la prima parte (delle tribù) manifesterà il suo assenso.
Libro IV:307 Poi, nello stesso ordine, imprecheranno maledizioni contro i futuri trasgressori, rispondendosi mutualmente a conferma di quanto detto. Maledizioni e benedizioni egli le mise per scritto acciocché la loro lezione, col passare del tempo, mai venisse a cessare;
Libro IV:308 infine le incise sull'uno e sull'altro lato dell'altare dove, egli disse, il popolo doveva stare ritto e offrire sacrifici e olocausti, ma dopo quel giorno non
dovevano più offrire altre vittime essendo illegale. Tali furono le ordinanze di Mosè, e la nazione degli Ebrei continua ad agire in conformità di esse.
Libro IV:309 - 45. Il giorno dopo, convocato il popolo in assemblea, comprese donne e bambini, era richiesto che fossero presenti persino gli schiavi, li fece giurare (tutti) di osservare le leggi e di valutare attentamente l'intenzione di Dio: essi, per nessun motivo le avrebbero trasgredite, né per motivi di parentela, né per paura, né pensando che vi potesse essere qualche altro motivo, più imperioso dell'osservanza delle leggi;
Libro IV:310 di più ancora, se avvenisse che una persona del loro sangue cercasse di confondere e disgregare la costituzione che si fonda su queste leggi, in qualsiasi città accadesse una cosa simile, essi sorgeranno in loro difesa sia come nazione sia come singole persone e, quando saranno vittoriosi, la demoliranno fin dalle fondamenta e, se sarà possibile, non perdoneranno neppure al suolo calpestato da quegli infedeli. Qualora fossero impotenti a castigarli, dimostreranno, almeno, che le cose erano contrarie alla loro volontà. E la moltitudine lo giurerà.
Libro IV:311 - 46. Egli insegnò anche in quale maniera i loro sacrifici possono riuscire più graditi a Dio, e quando le truppe escono in campo, come debbano consultare le pietre oracolari come ho segnalato in precedenza. Anche Gesù profetò in presenza di Mosè.
Libro IV:312 Poi, narrando quanto egli fece in guerra e in pace per la loro salvezza compilando leggi e cooperando a ordinarle in una costituzione, Mosè predisse - come la Divinità gli aveva rivelato - che qualora essi avessero trasgredito il culto verso di Lui, avrebbero sperimentato le cattive conseguenze,
Libro IV:313 come, ad esempio, la terra si sarebbe riempita di armi nemiche, le città spianate, il tempio bruciato; ed essi sarebbero stati venduti in schiavitù a uomini senza pietà per le loro disgrazie; e che i loro pentimenti sotto quelle sofferenze non avrebbero giovato,
Libro IV:314 “a meno che, disse, il Dio che vi ha creato vi restituisca le vostre città e anche il tempio; inoltre la loro perdita non avrà luogo una sola volta, ma molte”.
Libro IV:315 - 47. In seguito esortò Gesù a guidare l'esercito contro i Cananei, e indirizzò a tutta l'assemblea parole di buon augurio; disse: “Poiché io sto per unirmi ai nostri padri, e questo è il giorno destinato da Dio per la mia partenza,
Libro IV:316 mentre sono ancora vivo tra voi, non solo liberandovi dalle sciagure, ma domandandovi i doni migliori; poi mentre io mi affaticavo e nel migliore dei modi studiavo una via per migliorare la vostra sorte, Egli mi aiutò in tutte quelle angosce e si dimostrò benevolo verso di me in tutto.
Libro IV:317 Anzi fu Lui che diede inizio alla serie di questi eventi e li condusse benevolmente alla fine servendosi di me come ministro, subalterno e subordinato, dei benefici che voleva accordare al nostro popolo.
Libro IV:318 Perciò, nell'atto di andarmene, ho creduto giusto dar lode alla potenza di Dio che seguiterà ad avere cura di voi per l'avvenire, da parte mia facendo questa confessione, a Lui dovuta, lascio nella vostra memoria il pensiero, che per voi è importante, di riverire e onorare Lui e (osservare) le leggi, il deposito più prezioso di tutto quanto vi ho dato, continuando a essere ancora benevolo, vi manterrà.
Libro IV:319 Come anche un legislatore umano diventa un nemico formidabile allorché le sue leggi vengono oltraggiate e lasciate senza cura. State in guardia affinché non abbiate a sperimentare la collera di Dio a motivo della negligenza verso le leggi da Lui fatte e date a voi”.
Libro IV:320 - 48. Allorché Mosè al termine della sua vita, disse queste cose, benedisse e predisse a ogni tribù quanto le sarebbe avvenuto in futuro; la moltitudine esplose in lacrime, mentre le donne mostravano un grande dolore anche battendosi il petto per l'emozione della sua prossima morte. I fanciulli alzavano lamentazioni anche maggiori, ma avendo meno forza per riuscire a dominare il dolore, mostravano di capire le sue virtù al di là della loro età.
Libro IV:321 Secondo il diverso modo di pensare di ognuno, vi era una gara per la manifestazione del lutto tra i giovani e gli anziani: gli uni sapendo di quale protettore restavano privi, si dolevano per il futuro; gli altri, oltre a questo motivo di lutto, avevano la tristezza di perderlo, prima ancora di avere goduto bene del suo valore.
Libro IV:322 Quanto fosse straordinaria questa esplosione di pianti e lamentazioni della moltitudine, si può immaginare da quanto accadde al legislatore. Persuaso, infatti, che colui che si approssima alla fine non deve abbattersi perché avviene secondo il volere di Dio e la legge della natura, ciononostante non poté trattenere il popolo dalle lacrime.
Libro IV:323 Avviandosi al luogo al quale era destinato per sparire, tutti lo seguivano in lacrime; allora Mosè con la mano fece cenno di fermarsi a distanza, ed esortò con parole i più vicini a lui a non rendere lacrimosa la sua partenza seguendolo;
Libro IV:324 essi allora decisero di accontentarlo anche in questo: lo lasciarono andare solo, come desiderava; si fermarono piangendo dentro di sé; lo accompagnarono soltanto gli anziani, il sacerdote Eleazaro e il generale Gesù.
Libro IV:325 Giunto al Monte detto Abari, è un'altura situata di fronte a Gerico e dalla cui cima offre un'ampia vista della terra dei Cananei, egli licenziò gli anziani.
Libro IV:326 E mentre si congedava da Eleazaro e da Gesù, quando ancora si intratteneva con essi, improvvisamente scese su di lui una nube ed egli scomparve in una valle. Ma egli stesso nei libri sacri scrisse che morì, per timore che a motivo della sua iperbolica virtù, qualcuno si avventurasse ad affermare che sia ritornato alla Divinità.
Libro IV:327 - 49. Visse in tutto centoventi anni, ed ebbe il comando durante la terza parte di tutto questo tempo, meno un mese. La sua dipartita avvenne nell'ultimo mese dell'anno che i Macedoni chiamano Dystros e noi Adar, nel giorno della luna nuova.
Libro IV:328 La sua intelligenza fu superiore a quella di tutti gli uomini, e del frutto della sua riflessione fece un nobilissimo uso. Pieno di grazia nel parlare e nel rivolgersi alle moltitudini, ma soprattutto la sua grazia fu il dominio delle passioni:
Libro IV:329 il suo animo era tale che pareva che in lui non vi fosse neppure posto per esse, e le conoscesse soltanto di nome, vedendole più negli altri che in se stesso. Come generale pochi l'eguagliarono; come profeta nessuno, tanto che in tutte le sue espressioni pareva di udire lo stesso parlare di Dio.
Libro IV:330 Il popolo, dunque, lo pianse trenta giorni; e mai gli Ebrei furono oppressi da un dolore così profondo come quello che li oppresse allora la morte di Mosè. Non fu rimpianto solo da quanti l'avevano conosciuto direttamente, ma ancora da coloro che conobbero le sue leggi sentirono con tristezza la sua perdita, avendo tratto da esse l'eccellenza superiore della sua virtù. Tale è per noi la descrizione della fine di Mosè.